Stavolta meglio

Questa settimana sono dovuta tornare dallo psichiatra, per le crisi che sono diventate sempre più invalidanti, intralciando pesantemente il mio lavoro ed ogni altra attività, anche piccola.
Stavolta è stato più disponibile, mi ha dedicato il tempo che mi serviva, mi ha cambiato la terapia aumentando un farmaco per stabilizzare l’umore e togliendone un altro, io gli ho fatto un sacco di domande e lui ha risposto molto tranquillamente, senza guardare l’orologio. La visita alla fine è durata circa mezz’ora, non pretendo che duri due ore, ma che ci sia tempo sufficiente. Mi ha fatto sentire più tranquilla. Per capire meglio cosa mi succede mi ha chiesto di sua spontanea volontà, ed è la prima volta in 4 anni, di farlo chiamare dalla mia psicologa per confrontarsi con lei, dato che io non sono riuscita a trovare un fattore scatente per queste crisi. Secondo lui dipende dalla frustrazione che non riesco a gestire, sia nelle piccole cose che vengono amplificate e scatenano una crisi nell’immediato, sia la sensazione generale di frustrazione legata al fatto di soffrire di dolore cronico, che provoca crisi in generale.
Era proprio questo di cui avevo bisogno, un essere umano disposto a cercare di curarmi, ci voleva tanto a capirlo? Non voglio lasciare spazio alle recriminazini, farebbero male solo a me. Stavolta è andata bene, concentriamoci su quello.

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Abitudine

Due settimane fa sono andata dallo psichiatra e mi ha raddoppiato gli antidepressivi per il dolore cronico. L’effetto è stato quasi immediato, in un paio di giorni i dolori sono diminuiti tantissimo. Il beneficio è durato solo 5-6 giorni, poi tutto è tornato tutto come prima, come se non avessi mai preso quel farmaco. Forse il mio corpo si è già abituato e dovrò aumentare la dose. Paradossalmente avrei preferito che questo miglioramento, se doveva essere solo momentaneo, non ci fosse: in parte perché mi ero illusa che non fosse temporaneo, e ci sono rimasta male quando la mia speranza è stata delusa, ma soprattutto perché in quei pochi giorni avevo riscoperto cosa vuol dire avere una vita normale, sto male da così tanto tempo che non me lo ricordavo più, e mi sono resa conto di quanto il mio problema sia invalidante, quante cose mi perdo. E ora che il dolore è tornato insopportabile, è ancora più dura di prima. Meno male che ho la mia psicologa…

Non sto meglio.

Non sto meglio, anzi sto di merda. Non mi fido di chi mi sta curando la schiena e che non riesce a capire perché cazzo sto così male. Sono passata dal mio fisioterapista a un suo collega che ha proposto di mandarmi prima a fare una valutazione posturale e poi da un dentista, e intanto mi ha inculato 100 euro. Il fisiatra vorrebbe farmi fare fisioterapia in ospedale, che ovviamente grazie a non so quale genio politico adesso non paghi più solo il ticket, la paghi completa, 200 euro, e magari lui ci guadagna pure qualcosa. Grazie ma no grazie, come dicono da Cattivissimo Me. E io adesso che faccio? Mica ho la competenza per capire cosa devo fare. E’ vero che è una vita che sto male, ma come cazzo faccio a sapere se seguire lo scaricabarile dei fisioterpisti mi porterà ad un risultato o solo a spendere altri soldi. Come cazzo faccio a fidarmi di qualcuno dopo tutte le inculate che ho preso? E infatti non mi fido. E magari invece il collega del mio fisioterapista ha ragione, e facendo quello che dice lui starò meglio, ma non riesco a credergli, cazzo. Riesco solo a piangere. Ho paura, tanta tanta paura. Sto troppo male,  da troppo tempo. E non so cosa fare, mi sento schiacciata, perché oltre al male c’è anche la responsabilità di scegliere come curarmi, e io non lo so, so solo che se sbagliano loro sto male io e io come faccio a capire cosa cazzo devo fare? Avrei bisogno della mia psicologa, non solo al telefono, ho bisogno di vederla, ma non ho tempo di andarci, sono troppo occupata a farmi rubare soldi dagli altri. Non ce la faccio. Non ce la faccio ad affrontare un’altra volta questo calvario. Non voglio più stare male. Ma come cazzo ho fatto a non impazzire in questi mesi? Non ce la faccio. Non riesco a smettere di piangere. Torno di nuovo a pensare a quell’unica definitiva soluzione.

Passata

Meno male la crisi depressiva è durata solo 24 ore, stamattina ho ricominciato a mangiare, a bere, mi sono perfino lavata i capelli. E il mio miracoloso shampoo ecobio è riuscito a farli tornare puliti e profumati. Ieri ho chiamato la mia psicologa e lei non ha potuto rispondere, è stata così dolce da chiamarmi quando aveva finito di lavorare anche se erano quasi le nove di sera e doveva ancora cenare. Mi ha detto che è comprensibile avere una crisi con quello che sto passando, lo sapevo già ma sentirlo dire da lei mi ha fatto bene. Oggi pomeriggio sono stata un po’ in giardino con i miei nipotini, mi hanno fatto bene l’aria fresca e il sole, ma soprattutto le loro manine piccolissime strette nelle mie e la loro assoluta certezza che stando appesi alla zia non sarebbero caduti. Quei due nanetti sono i miei psicofarmaci preferiti.

Hanno ragione loro

Per me il fatto di non riuscire a guarire dalla depressione, il fatto stesso di essermi ammalata, di dover prendere psicofarmaci, è la prova che sono debole. La psicologa mi ha sempre detto che sono forte, ma ho sempre pensato che lo dicesse perché è pagata per farlo. Anche alcuni amici me lo ripetono spesso, il mio migliore amico, quello che mi conosce davvero, che sa proprio tutto di me, dice che sono la persona più forte che conosce. A me quando lo dicono dà fastidio, perché non è vero, solo perché lo nascondo non vuol dire che io non sia debole, loro non sanno cosa ho passato, non sanno quante volte ho pensato di uccidermi, come fanno a dire che sono forte? Sono la persona più debole del mondo. Anche mio nipote dice sempre che la zia è forte, ma cosa vuoi che ne sappia un bambino di 4 anni? E poi lo dice solo perché gliel’ho insegnato io.

E invece no.

Sabato sera sono uscita con alcuni amici a mangiare la pizza, uno di loro mi ha scritto dopo qualche giorno che gli ha fatto piacere vedermi sorridente anche se dolorante.  Ieri sono andata dal posturologo, stavo malissimo, avevo dolori lancinanti, eppure sono riuscita a scherzare tutta la sera sulla  mia stupida schiena che mi fa impazzire. E finalmente mi sono resa conto che quello che mi dicono la psicologa, i miei amici, e perfino mio nipote, è vero. Sono forte. Cazzo, chiunque al posto mio, dopo 12 anni di dolori fortissimi e continui, sarebbe impazzito. Vorrei proprio vedere in quanti riuscirebbero a sopportare l’inferno che ho vissuto e sto vivendo io. Sono forte. Ed esserne finalmente consapevole mi rende ancora più forte.

Vaffanculo depressione di merda che cercavi di convincermi del contrario.

Fisioterapia

Dopo un lungo pianto al telefono con la psicologa non ho più avuto crisi depressive, l’umore è abbastanza buono tutto sommato, ma questi dolori atroci e continui sono davvero difficili da sopportare. E poi i miei capi sono delle merde, sono prepotenti con me e le mie due colleghe donne più di quanto non lo siano con gli altri 30 colleghi uomini messi assieme. Il clima in ufficio è davvero brutto, e questo non mi aiuta di sicuro. Come non mi aiuta la continua minaccia di licenziarmi, considerando che giovedì chiederò al mio medico di base di spedirmi a fare fisioterapia in ospedale: privatamente la spesa a lungo termine è insostenibile, ma se vado “con la mutua” dovrò assentarmi dal lavoro alcune ore al giorno per diversi giorni di seguito (in ospedale non ti fanno fare fisioterapia alle 7 di sera…) e non credo che quei tre stronzi la prenderanno bene.

Amore e protezione

Ho detto alla psicologa che ho l’impressione che i suoi discorsi siano molto astratti, che quando le faccio una domanda lei non mi dia veramente una risposta ma faccia come certi politici: mentre parlano fanno un bel discorso e tu li applaudi, ma quando hanno finito di parlare ti accorgi che non hanno detto niente, e ti senti stupido per non essertene accorto subito. Le ho chiesto di nuovo se posso registrare le sedute, non mi ha risposto niente e questo mi ha dato fastidio. A fine seduta gliel’ho fatto notare e mi ha risposto che doveva informarsi sulle implicazioni etiche e legali, e si è scusata per non avermi dato subito una risposta. Ieri ho deciso che dopo le sedute dalla psicologa mi prenderò tutto il pomeriggio libero e non andrò a lavorare: ho bisogno di digerire quello che ci siamo dette, di elaborarlo, di trasformarlo in parole come sto facendo ora. Anche così mi sembrerà meno campato in aria e avrò la sensazione che stiamo facendo qualcosa di concreto. Quello che mi rimane di ieri è che per me amare vuol dire proteggere e non far soffrire. Quando la mia depressione era al suo apice e l’unica cosa che disperatamente volevo era morire, il fatto che tante persone mi volessero bene per me non solo non era bello (quando stai veramente male niente può consolarti), ma rappresentava l’unico ostacolo tra me e il suicidio, tra me e l’unica soluzione che mi avrebbe permesso di liberarmi di questa atroce sofferenza. Non potevo sopportare l’idea di fare tanto male alla mia famiglia e ai miei amici. Resistevo solo per quello, avrei voluto sparire senza che nessuno se ne accorgesse, senza che nessuno sentisse la mia mancanza. Essere amata mi rendeva infelice, quasi detestavo quelle persone. Ecco, perfino nel momento in cui stavo tanto male da non riuscire a ragionare, io sono stata così “abnegante” (come definiscono nel film “Divergent” le persone che si prendono cura del prossimo) da mettere il dolore degli altri prima della mia felicità. Ragionando per parallelismi, se questo è il mio modo di amare, è anche quello che ho bisogno di ricevere dagli altri: amore per me significa proteggere e non far soffrire. Altrimenti mi proteggo da sola chiudendomi. E  mia mamma  non mi hai mai ascoltata. Mai. Mai. Mai. Ora sono adulta e ragiono da adulta, ma quando ero piccola questa mancanza di attenzione e di affetto mi ha fatto molto soffrire, credo sia una delle ragioni che mi ha portata ad ammalarmi, sicuramente è uno dei motivi per cui ho iniziato a nascondere le mie emozioni e chiudermi. Anche nascondere le mie emozioni negative in realtà fa sempre parte del prendersi cura degli altri, di proteggerli e non farli soffrire. Solo che è impossibile non far mai soffrire nessuno e che nessuno ti faccia mai soffrire. La psicologa mi ha fatto notare una cosa della quale ovviamente non mi sono accorta ma che è un nodo fondamentale: non è passata una sola seduta senza che io esprimessi apertamente il mio bisogno di essere ascoltata.