Non riesco a respirare

Il dolore è causato in buona parte dalle terribili contratture che ho dappertutto, tanto che a volte ho la sensibilità alterata. Sono tesa, la mia respirazione è molto superficiale, quasi apnea, il diaframma è bloccatissimo. Ovviamente anche di questo è colpa mia, perché non riesco a respirare bene, con la pancia, e mi sembra che invece tutti ci riescano, e questa inadeguatezza aumenta la mia frustrazione fino al parossismo. Avrei bisogno di tempo e concentrazione, non posso impegnarmi a imparare a respirare e a togliermi dalla testa la convinzione di soffrire di dolore cronico facendo la mia vita di tutti i giorni. Devo assolutamente staccarmi da tutto e da tutti, stare una settimana da sola, in silenzio, senza lavorare, senza parlare con nessuno, ma non so come fare, dove andare. Mi sento sopraffatta, non ce la faccio. Torno a vedere come unica soluzione quella di suicidarmi.

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Fisioterapia

Dopo un lungo pianto al telefono con la psicologa non ho più avuto crisi depressive, l’umore è abbastanza buono tutto sommato, ma questi dolori atroci e continui sono davvero difficili da sopportare. E poi i miei capi sono delle merde, sono prepotenti con me e le mie due colleghe donne più di quanto non lo siano con gli altri 30 colleghi uomini messi assieme. Il clima in ufficio è davvero brutto, e questo non mi aiuta di sicuro. Come non mi aiuta la continua minaccia di licenziarmi, considerando che giovedì chiederò al mio medico di base di spedirmi a fare fisioterapia in ospedale: privatamente la spesa a lungo termine è insostenibile, ma se vado “con la mutua” dovrò assentarmi dal lavoro alcune ore al giorno per diversi giorni di seguito (in ospedale non ti fanno fare fisioterapia alle 7 di sera…) e non credo che quei tre stronzi la prenderanno bene.

Niente nuove, buone nuove

Nella ditta dove lavoro non si sa mai niente in maniera ufficiale, ci sono sempre voci che girano e segreti di Pulcinella. Gli operai mi hanno riferito, come se fosse una cosa già decisa e assodata, che verrà licenziata una mia collega impiegata, che a me ad essere sincera sta anche sulle palle perché è paranoica, stronza, maleducata, non perde occasione per cercare di screditarmi o di farmi del male gratuitamente, e poi il suo è letteralmente uno stipendio rubato, visto che arriva quando gli comoda, finisce quando vuole, si prende tutto il tempo per chiacchierare con i fornitori e nel frattempo io e le altre due impiegate dobbiamo rispondere al telefono o riscuotere i pagamenti al posto suo. Dovrei essere contenta, ma sono preoccupata. Prima di tutto perché ultimamente stanno licenziando diverse persone (tutti operai, a parte lei) quindi vuol dire che la situazione non è buona. E poi perché ogni cambiamento comporta il fatto di doversi adattare a qualcosa di nuovo, e questo, come quasi a tutti, mi spaventa. Temo anche che mi spostino dal mio tranquillo ufficio dove sono sola e in silenzio, dove ho sotto controllo gli operai, e mi mettano alla reception, in una scrivania scomoda (per i miei problemi alla schiena non è un fattore di poca importanza), in mezzo alla confusione degli altri uffici e senza più la possibilità di vedere gli operai, di parlare e confrontarmi con loro, cosa che anche dal punto di vista professionale in questi anni mi ha fatto crescere tantissimo, senza contare il rapporto di stima e affetto che si è creato con loro… Capiscono al volo quando sto male, mi aiutano a calmarmi quando sono stressata, posso sfogarmi, fare una risata o due parole con qualcuno che non mi vuol male, e poi alla reception sarei continuamente sotto il controllo del capo, tartassata anche se mi alzo in piedi un secondo per alleviare il mal di schiena. E come fare a fare finta di essere occupata quando non ho niente da fare? Per non parlare poi di ferie e permessi: già adesso, pur avendo pochissimo lavoro non posso mai rimanere a casa nemmeno se sto male, figuriamoci se venisse a mancare una persona, il mio capo vorrebbe che fossi presente in ogni singolo momento, il riposo che mi spetta per legge diventerebbe solo un’utopia… Insomma ho paura, sono in ansia, spero non sia vero, ed è paradossale considerando quanto male questa cattiva persona mi faccia gratuitamente.

Incubo lavoro

Andare a lavorare per me è diventato un’incubo. La mia azienda, come tante, risente del periodo di crisi. Non ho niente da fare. Sono in ufficio tutto il giorno da sola, non posso tenere accesa la radio, il telefono non squilla mai… Le ore non vogliono scorrere, le giornate diventano interminabili… Chi non ha mai provato cosa vuol dire stare tutti i giorni seduto 8 ore senza fare niente potrò pensare che sia una figata, ma è molto più faticoso che lavorare. E questo non fa certo bene alla mia depressione, ho voglia solo di piangere. Arrivo a casa alla sera sfinita, prostrata anche fisicamente. Dovrei fare esercizio fisico, sia per i problemi alla schiena sia perché dicono faccia bene alla depressione, ma sono così stanca che proprio non ci riesco. Dicono che la ginnastica aiuti a produrre endorfine, ma se mi sforzo di farla mi vengono delle crisi di ansia incredibili. Non so più che fare, proprio ora che sembrava avessero trovato una terapia adeguata la mia malattia peggiora per le condizioni in cui sono costretta a trascorrere le giornate. Vorrei stare a casa in ferie, ne ho accumulate tantissime, ma il mio capo non riesce neanche ad andare a pisciare senza di me, se glielo chiedessi mi direbbe di sicuro di no. Ogni volta che passo davanti alla foto sorridente di uno dei miei titolari, che è morto troppo presto, gli chiedo di aiutarmi. Sono disperata, vedo solo buio.