Mi arrangio

Premessa: qui racconto la mia battaglia contro la depressione e il dolore cronico, non è detto che quello che faccia sia giusto, non voglio invogliare nessuno a fare quello che faccio io.
Il dolore è sempre più insopportabile, la soluzione lontana. Ci vorranno ancora mesi prima di avere una visita e provare eventuali altre terapie.
Non posso aspettare così tanto, non ce la faccio, e poi se avessi chiesto il parere ad un medico di sicuro mi avrebbe detto di no, io invece avevo bisogno di provare a fare qualcosa, a non rimanere impotente di fronte al male. La mia soglia di tolleranza dei farmaci è bassissima, non so perché ma quando e se funzionano (e io sono particolarmente sfigata perché quello che fa star bene gli altri di solito con me non ha effetto), lo fanno solo per poche settimane.
Tempo fa lo psichiatra mi aveva prescritto un farmaco efficace sia contro la depressione che contro il dolore cronico, solita storia: leggero sollievo per un po’, poi basta. Chiamo lo psichiatra, riduciamo la dose e continuiamo a usarlo solo come antidepressivo, inutile prenderne di poù per niente.
Vado al centro di terapia anatalgica n. 1, mi prescrivono un forte antidolorifico oppiaceo, dolore diminuisce per un po’ di tempo, poi come bere acqua fresca nonostante aumenti velocemente il dosaggio.
Un paio di settimane fa ho voluto fare questo tentativo: eliminare gradualmente l’antidolorifico ormai inutile, che mi provocava un sacco di effetti collaterali, e aumentare di nuovo il dosaggio dell’antidepressivo.
Va un pochino meglio. So che non bisognerebbe curarsi da soli, ma finché non trovo qualcuno che abbia voglia e capacità di farlo continuo ad arrangiarmi.
Inutile dire che il morale non è esattamente alle stelle…

Pelle

Ho sempre avuto una pelle invidiabile, come quella di una bambola di porcellana, chiara, fine… La coccolo con acqua di rose, aloe e olio di argan, tutto bio ovviamente (sapendo dove comprare spendo davvero poco per prodotti di buona qualità e che durano un sacco di tempo).
A fine luglio ho cambiato antidolorifici, funzionano poco e mi sono abituata subito, come sempre. Non solo non mi sono passati i dolori, come mi aveva promesso il medico di terapia antalgica n. 1, ma mi è venuta fuori un brutto sfogo sul viso, ho delle macchie rosse attorno al naso alle labbra. Ho provato creme antistaminiche e cortisone, niente, soldi buttati. Ho chiesto al mio medico di base che si è limitato ad affermare che non è herpes (ma non mi dire?).
Il dolore vuole togliermi anche la vanità.

Istigazione a delinquere

Come ho detto nel post precedente il cioccolato è altamente consigliato a noi depressi, e non solo a noi, perché è utile contro la costipazione. Un altro effetto collaterale che possono provocare gli psicofarmaci (e io non mi faccio mancare niente, quindi ho anche questo) è l’ipotensione: con questo caldo i mei valori sono spesso al di sotto di 80/50. Certo, esistono le goccine da comprare in farmacia, e io ovviamente sono costretta a prenderle, ma anche in questo caso il cioccolato, assieme alla liquirizia, può essere di aiuto. Sempre per quanto riguarda la depressione, vorrei ricordare che il cioccolato contiene magnesio, stimola la produzione di endorfine, eccetera eccetera.

Ok lo ammetto, so che sono tutte cazzate, e che verrò incriminata per istigazione a delinquere per aver fornito ulteriori alibi ai ciocco-dipendenti. Io intanto domani vado alla bottega del commercio equo e mi compro il mio bel kilo e mezzo di cioccolato, tanto per essere sicura di non rimanere senza quando chiudono per ferie. Vedete voi.

Mi dispiace per la Marcuzzi

Gli psicofarmaci che sto assumendo, come molte altre medicine, hanno tra gli effetti collaterali più comuni quello di creare costipazione. Sarà che sono abituata a cose ben peggiori, ma questo non lo considero nemmeno un effetto collaterale, o almeno non lo faccio ora che ho risolto questo fastidio.  Dopo essermi fatta venire inutilmente l’ansia e prima di provare rimedi costosi (tutto quello che ti vendono in farmacia e in erboristeria costa come l’oro, e dentro magari ci sono solo un po’ di fibre), non potendo mangiare lo yogurt della Marcuzzi perché sono intollerante al lattosio, ho deciso di ricorrere ad un rimedio della nonna: le mitiche prugne secche. Fanno effetto subito (ne mangio 6-7 a colazione, dopo 2 ore esatte sono in bagno libera e leggera), non hanno controindicazioni (al contrario di psillio e altre fibre non influiscono sull’assorbimento dei farmaci), sono ricche di calcio che forse mi sarà utile quando sarò vecchietta visto che, appunto, non posso mangiare latte e derivati. Ma soprattutto sono buone! Iniziare la giornata con qualcosa di dolce per noi depressi è una coccola irrinunciabile. Quindi mi dispiace per la Marcuzzi, non ho niente contro di lei e contro il suo yogurt, ma io resto fedele alle mie prugne secche.

Ah, a proposito di coccole irrununciabili per noi depressi con stitichezza provocata dalle medicine velenose che assumiamo: nonostante si pensi il contrario, anche il cioccolato aiuta a fare la cacca! Quindi adesso abbiamo una scusa in più per mangiarne in quantità. E chi se ne frega della pancia (possiamo sempre dare la colpa agli psicofarmaci che ci fanno ingrassare).

Come se fosse colpa mia

Dato che le medicine per il dolore cronico hanno funzionato solo per un paio di settimane e poi tutto è tornato come prima, sabato andrò dallo psichiatra per vedere se aumentarle, sostituirle, o cosa fare. Questa cosa mi mette in crisi: iniziare una cura per il dolore cronico significa segnare uno spartiacque, aprire qualcosa che non posso più chiudere, l’immagine di me che per tutto il resto della mia vita dovrò ogni giorno prendere le stesse maledette pastiglie. Solo al pensiero mi viene da piangere e da vomitare. Nonostante il dolore mi accompagni senza sosta da ormai 13 anni, nonostante visite, intervento e terapie abbiano solo peggiorato la situazione, nonostante la frustrazione e le continue delusioni, evidentemente c’è una piccola parte di me che vuole ancora credere che ci sia una soluzione che mi faccia stare bene senza essere dipendente dai farmaci. E poi mi sento come se dipendesse da me, se fosse colpa mia se non ho ancora trovato una soluzione a questo problema, se non sono ancora riuscita a guarire. Come se non avessi fatto tutto il possibile.