Non è mai solo una visita

Come dice la mia psicologa, per me una visita non è mai solo una visita. Per tutto il bagaglio emotivo che mi porto dietro, fatto di speranze, illusioni, frustrazioni, delusioni… Perché, anche se cerco di non farlo, ogni volta che devo fare una visita mi creo delle aspettative, penso quello che potrei fare se stessi meglio.
Anche per la visita antalgica è andata così. Mi sembrava di averla affrontata serenamente, anche perché ero accompagnata da una cara amica infermiera che aveva già esposto il mio caso alla dottoressa (in poche parole ero “raccomandata”), la visita è andata bene, la dottoressa gentile e disponibile, mi ha proposto delle terapie e spiegato cosa posso aspettarmi realisticamente.
Tutto bene, quindi? Quasi.
Perché la visita mi ha comunque prostrata al punto che quando sono rientrata dall’ospedale ho pranzato e sono andata a letto, e ho dormito più di un’ora di un sonno profondo. Ero sfinita.
Quando mi sveglio vado dal mio medico di base per farmi prescrivere il nuovo farmaco per il dolore cronico, come sempre devo prima parlare con la segretaria, farle leggere il referto della dottoressa di terapia antalgica, spiegarle a voce (davanti a tutti in sala d’aspetto, evviva la privacy) che devo parlare con il medico perché la dottoressa non ha scritto il dosaggio dato che si partirà da uno basso per poi aumentare. Rispiegarle tutto perché non ha capito e comunque è decisa a non farmi parlare con il mio medico, nemmeno 2 minuti tra una visita e l’altra. Mi tratta come se fossi un testimone di Geova o uno di quei poveri disgraziati che ti chiamano dal call center mentre stai cenando per proporti una nuova tariffa per il telefono.
Aspetto pazientemente, lei parla con il medico, torna fuori con la prescrizione delle medicine sbagliate, quelle che prendo già, dicendo che per ora le altre non mi servono. Allibita le chiedo di mostrarmi in che punto del referto di terapia antalgica abbia letto questa cosa e lei si impapera e non sa cosa rispondermi. Io riesco a mantenere un’incredibile calma e le dico che a questo punto dovrò fare a meno di prendere le medicine che mi ha ordinato la specialista. Lei vorrebbe farmi aspettare ancora, tornare LEI a parlare con il medico per spiegargli meglio la situazione, e poi farmi fare le ricette. Dato che mi aveva detto che il medico era occupato (solo per parlare con me, per parlare con lei invece ha tempo) e che avrei dovuto prendere appuntamento, le ho detto che non serviva che disturbasse il medico se lui era occupato, e che semplicemente non avrei iniziato la cura che mi era stata prescritta. ECCHECAZZO!
L’ennesimo sopruso della segretaria, che non risparmia prepotenza, arroganza e cattiveria gratuita, stavolta con il benestare del mio medico, al quale sarebbe bastato dirle di farmi entrare un momento. Che situazione assurda… Scese le scale ho iniziato a tremare e a piangere per la rabbia, ho chiamato lo psichiatra, gli ho spiegato in due parole (e probabilmente senza farmi capire visto che ero sconvolta) il mio problema, ha sentito che ero molto agitata e ha accettato di vedermi subito. In ambulatorio, piangendo ancora di più, gli ho spiegato meglio cos’era successo.
Lui è stato davvero gentile, come non era da tanto tempo, mi ha fatto la ricetta per una scatola del medicinale nuovo (essendo anche un antidepressivo ha potuto prescrivermelo lui) dicendomi però che era giusto che, visto che il dosaggio andava aumentato gradualmente (e in base a come reagisce il mio organismo), fosse il mio medico di base a seguirmi in questo passaggio, e che se era necessario lo avrebbe chiamato lui, spiegandogli la situazione. Il fatto che si sia preso cura di me in un momento di fragilità così grande mi ha confortata molto, ma ho continuato a piangere sommessamente per tutto il resto del pomeriggio per l’assurda prepotenza della quale ero stata vittima. Quando sono andata a letto mi sembrava di essermi calmata.

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n. 5

L’altro giorno sono stata ad una visita all’ambulatorio di terapia antalgica n. 5. Una cosa che mi è piaciuta subito, entrando nello studio della dottoressa, è che c’era un cartello con scritto IL DOLORE NON SI SOPPORTA. SI CURA.
Ha valutato la mia situazione, mi ha ascoltata (io ho cercato di essere breve, tanto le informazioni essenziali le aveva già lette nelle relazioni delle visite precedenti), mi ha visitata. Ha detto che, anche se lo scopo è quello di eliminare gli antidolorifici, per ora non posso toglierli, dato che sto per ricominciare a fare fisioterapia e che anche le terapie che mi farà lei (infiltrazioni nei punti trigger) all’inizio mi faranno stare peggio, ma dovrebbero far diminiure le contratture e facilitare il lavoro della fisioterapista. Non mi ha fatto la solita promessa “se vieni da me in due mesi starai bene, ti sarà passato tutto, potrai fare una vita normale”, è stata realista, la mia condizione non è facile e ci vorrà tempo, ma soprattutto qualcuno che sia disposto a seguirmi. Ai farmaci che assumo già mi ha detto di aggiungerne un altro, che viene usato anche come antidepressivo (oltre che come anticonvulsivante). Mi ha un po’ spaventata perché ha detto che potrebbe farmi peggiorare la depressione, comunque nella lettera da consegnare al medico di base ha fatto riferimento solo al principio attivo e non al dosaggio, dovrà (giustamente) essere lui a seguirmi iniziando con la dose più bassa e aumentando gradualmente fino alla dose normale.

Kefir

Anche stavolta devo ringraziare il mio medico preferito, il dr. Oz, per avermi fatto scoprire i benefici del kefir. E’ una bevanda tipica della Turchia (mi sembra), fatta con latte fermentato. E’ moooolto diversa dallo yogurt, ha un sacco di batteri buoni in più,e più resistenti, e di solito si trova senza aggiunto un quintale di zucchero come lo yogurt normale. In teoria può berla anche chi è intollerante al lattosio, perché ne contiene una quantità trascurabile.
Io per diversi motivi ho deciso di non bere il kefir di latte, ma di autoprodurmi il kefir d’acqua. E’ facilissimo da fare: basta mescolare acqua, fermenti, zucchero e limone, lasciar riposare dalle 24 alle 48 ore, e … basta! Oltre a essere facilissimo da produrre è anche molto economico e, contrariamente alle cose che di solito fanno bene, è anche buono. Diventa leggermente frizzante, dolce ma non troppo (lo zucchero viene digerito dai batteri buoni, ha anche poche calorie) volendo si può aromatizzare aggiungendo altra frutta o spezie, ma io lo preferisco al naturale.
Dopo pochissimi giorni il mio pancino è tornato ad essere felice come non mi capitava da anni! Infatti purtroppo sia gli antidepressivi che gli oppiacei provocano costipazione (maledetti).
Sono davvero entusiasta, per fortuna che c’è il dr. Oz perché a me (e probabilmente anche a voi) nessun medico l’ha mai consigliato, nonostante i benefici non siano solo quelli che vi ho esposto, e probabilmente non lo conoscono nemmeno.
Per una volta faccio un’eccezione e faccio pubblicità: io uso lo starter per kefir d’acqua di Bionova, lo compro al Naturasì, e riesco a fare anche più rifermentazioni di quante ne garantiscano loro. E’ un’azienda seria e se avete domande (anche stupide come quelle che gli facevo io) vi rispondono velocemente e gentilmente.
Sempre al Naturasì, e probabilmente in tanti altri supermercati, trovate anche il kefir di latte, di questa e di altre marche, e se cercate su internet c’è anche chi vende o addirittura regala i granuli di kefir per produrselo da soli.

Ricovero

Mi addormento piangendo, mi risveglio piangendo, non so come uscire da questa situazione. L’unico posto che mi viene in mente per poter stare tranquilla e riprendere il controllo della mia mente è il centro di salute mentale. Decido di chiedere un ricovero.
Mi alzo, sto malissimo, chiamo per avvisare che non andrò in ufficio. Anche se il ricovero mi sembra l’unica soluzione mi spaventa perché non so come fare per il lavoro, verrebbero a sapere che sono malata di mente e io non voglio. Vorrei farmi ricoverare, ma non ho nessuno che mi accompagni, mio papà proprio quella mattina sta facendo un lavoro ed è irrintracciabile. In teoria dovrebbe finire a metà mattina, torno a letto, piango, cerco di resistere pensando che si tratta di qualche ora, che dopo finalmente potrò stare tranquilla per tutto il tempo che mi serve. Le ore passano, mio papà non arriva, non so come fare, nessuno può portarmi in ospedale. Finalmente la mia mente è così prostrata da accendere il pilota automatico, non mi calmo, rimango sconvolta ma ho una specie di dissociazione che mi permette di comportarmi in maniera normale. Chiamo il mio medico di base, rimango inspiegabilmente lucida e calma, non gli dico niente del fatto che sono completamente impazzita, gli chiedo solo un miorilassante diverso da quelli che sto prendendo perché non funzionano. Me ne ordina uno ad azione centrale, nel tardo pomeriggio finalmente mio papà rientra, mi accompagna in farmacia, ancora con il pilota automatico che mi permette di reggermi in piedi, inizio a prendere il mio rilassante e il giorno dopo i dolori diminuiscono moltissimo.
Accantono momentaneamente l’idea del ricovero, mi concentro sul fatto che devo resistere ancora una settimana, poi avrò l’incontro con la psicologa. Decido di non decidere niente fino a quando non avrò parlato con lei, decido di tenere duro un giorno alla volta, di non pensare a niente, di far affidamento a quella dissociazione che per ora mi permette di sopravvivere, e non so come visto che l’unica cosa che vorrei è farla finita.

Mi arrangio

Premessa: qui racconto la mia battaglia contro la depressione e il dolore cronico, non è detto che quello che faccia sia giusto, non voglio invogliare nessuno a fare quello che faccio io.
Il dolore è sempre più insopportabile, la soluzione lontana. Ci vorranno ancora mesi prima di avere una visita e provare eventuali altre terapie.
Non posso aspettare così tanto, non ce la faccio, e poi se avessi chiesto il parere ad un medico di sicuro mi avrebbe detto di no, io invece avevo bisogno di provare a fare qualcosa, a non rimanere impotente di fronte al male. La mia soglia di tolleranza dei farmaci è bassissima, non so perché ma quando e se funzionano (e io sono particolarmente sfigata perché quello che fa star bene gli altri di solito con me non ha effetto), lo fanno solo per poche settimane.
Tempo fa lo psichiatra mi aveva prescritto un farmaco efficace sia contro la depressione che contro il dolore cronico, solita storia: leggero sollievo per un po’, poi basta. Chiamo lo psichiatra, riduciamo la dose e continuiamo a usarlo solo come antidepressivo, inutile prenderne di poù per niente.
Vado al centro di terapia anatalgica n. 1, mi prescrivono un forte antidolorifico oppiaceo, dolore diminuisce per un po’ di tempo, poi come bere acqua fresca nonostante aumenti velocemente il dosaggio.
Un paio di settimane fa ho voluto fare questo tentativo: eliminare gradualmente l’antidolorifico ormai inutile, che mi provocava un sacco di effetti collaterali, e aumentare di nuovo il dosaggio dell’antidepressivo.
Va un pochino meglio. So che non bisognerebbe curarsi da soli, ma finché non trovo qualcuno che abbia voglia e capacità di farlo continuo ad arrangiarmi.
Inutile dire che il morale non è esattamente alle stelle…

Pelle

Ho sempre avuto una pelle invidiabile, come quella di una bambola di porcellana, chiara, fine… La coccolo con acqua di rose, aloe e olio di argan, tutto bio ovviamente (sapendo dove comprare spendo davvero poco per prodotti di buona qualità e che durano un sacco di tempo).
A fine luglio ho cambiato antidolorifici, funzionano poco e mi sono abituata subito, come sempre. Non solo non mi sono passati i dolori, come mi aveva promesso il medico di terapia antalgica n. 1, ma mi è venuta fuori un brutto sfogo sul viso, ho delle macchie rosse attorno al naso alle labbra. Ho provato creme antistaminiche e cortisone, niente, soldi buttati. Ho chiesto al mio medico di base che si è limitato ad affermare che non è herpes (ma non mi dire?).
Il dolore vuole togliermi anche la vanità.

Istigazione a delinquere

Come ho detto nel post precedente il cioccolato è altamente consigliato a noi depressi, e non solo a noi, perché è utile contro la costipazione. Un altro effetto collaterale che possono provocare gli psicofarmaci (e io non mi faccio mancare niente, quindi ho anche questo) è l’ipotensione: con questo caldo i mei valori sono spesso al di sotto di 80/50. Certo, esistono le goccine da comprare in farmacia, e io ovviamente sono costretta a prenderle, ma anche in questo caso il cioccolato, assieme alla liquirizia, può essere di aiuto. Sempre per quanto riguarda la depressione, vorrei ricordare che il cioccolato contiene magnesio, stimola la produzione di endorfine, eccetera eccetera.

Ok lo ammetto, so che sono tutte cazzate, e che verrò incriminata per istigazione a delinquere per aver fornito ulteriori alibi ai ciocco-dipendenti. Io intanto domani vado alla bottega del commercio equo e mi compro il mio bel kilo e mezzo di cioccolato, tanto per essere sicura di non rimanere senza quando chiudono per ferie. Vedete voi.