Il giorno dopo

Pensavo di aver superato il momento difficile, invece la mattina seguente, appena sveglia, inizio a piangere, non più sommessamente, ma singhiozzando con i lacrimoni. Qualsiasi tentativo di smettere di piangere aveva il risultato opposto, e intanto la disperazione continuava a crescere, avvolgendomi in una spirale nera e buia.
Ho chiamato lo psichiatra, e piangendo gli ho detto che non volevo iniziare la nuova cura, che tanto non sarebbe servita a niente, che la dottoressa aveva detto che avrebbe potuto farmi peggiorare la depressione, che ero stanca di prendere medicine, che al massimo sarebbe servita per l’allodinia e non per gli altri dolori che sono più forti… Che ero disperata e che come unica soluzione vedevo quella di farla finita, perché non ce la facevo più a stare male.
Lui anche stavolta è stato gentile, ha cercato di farmi capire che stavo attraversando un momento di sconforto che mi faceva vedere tutto nero, ma che la realtà oggettiva era diversa da come la descrivevo, che secondo lui il nuovo farmaco avrebbe potuto aiutarmi anche per il dolore neuropatico e non solo per l’allodinia… Mi ha detto che lui sarebbe stato assente per due giorni, che io mi dessi il tempo di pensarci e calmarmi, che lo chiamassi al suo ritorno.
Ripensandoci dopo qualche giorno mi sono resa conto di quanto la mia reazione fosse stata esagerata, una parte di me si è vergognata e sentita in colpa, ma cerco di pensare al fatto che ero proprio disperata, e che non è colpa mia ma della mia depressionedimerda, che lo psichiatra non mi ha detto che non era il caso di agitarsi per così poco ma ha preso sul serio le mie parole, mi ha riconosciuto il diritto di essere sfinita e disperata come se fosse una cosa più che legittima. Non mi ha criticata, ha accolto il mio dolore, ha cercato di riportare il mio pensiero ad un livello razionale. Mi ha aiutata nel modo in cui avevo bisogno di essere aiutata.

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Incontinenza del condotto lacrimale

Ieri sono stata vittima di quello che, più che un’ingiustizia, si può considerare un vero e proprio sopruso, l’ennesimo, da parte delle prepotenti segretarie del mio medico di base. A quanto pare il loro principale scopo nella vita è quello di abusare del loro potere per vessare noi pazienti che dobbiamo sottostare alla loro assurda dittatura stando zitti ed abbassando il capo, perché se non lo facciamo loro possono decidere di non farci visitare da nessuno dei medici di base (sono tutti riuniti nello stesso studio medico). I dottori, invece di pensare al bene dei pazienti, danno ragione alle streghe, visto che a loro interessa solo lavorare il meno possibile, senza preoccuparsi del nostro disagio e del fatto che le segretarie si divertono a sostituire il medico e ogni volta che un paziente chiama deve spiegare tutti i suoi problemi di salute a loro (alla faccia della privacy), che decidono arbitrariamente se farlo visitare o meno, addirittura una volta con me si sono permesse (nonostante non abbiano nessuna competenza in materia) di farmi una diagnosi telefonica in base ai sintomi, dicendo che non avevo bisogno di farmi visitare e si sono limitate a dire al medico di prescrivermi degli antibiotici (che ovviamente si sono rivelati inutili).
In seguito a questa assurda prepotenza ho reagito come da un periodo a questa parte mi capita di fare di fronte a ogni situazione spiacevole: piangendo disperatamente, scossa da forti singhiozzi che sono durati tutto il pomeriggio e che anche oggi mi hanno lasciato il cuore pesante. Domani chiamerò la mia buona psicologa per chiederle consiglio su come fare a dominarmi quando inizio a piangere in quel modo.