Mi arrangio

Premessa: qui racconto la mia battaglia contro la depressione e il dolore cronico, non è detto che quello che faccia sia giusto, non voglio invogliare nessuno a fare quello che faccio io.
Il dolore è sempre più insopportabile, la soluzione lontana. Ci vorranno ancora mesi prima di avere una visita e provare eventuali altre terapie.
Non posso aspettare così tanto, non ce la faccio, e poi se avessi chiesto il parere ad un medico di sicuro mi avrebbe detto di no, io invece avevo bisogno di provare a fare qualcosa, a non rimanere impotente di fronte al male. La mia soglia di tolleranza dei farmaci è bassissima, non so perché ma quando e se funzionano (e io sono particolarmente sfigata perché quello che fa star bene gli altri di solito con me non ha effetto), lo fanno solo per poche settimane.
Tempo fa lo psichiatra mi aveva prescritto un farmaco efficace sia contro la depressione che contro il dolore cronico, solita storia: leggero sollievo per un po’, poi basta. Chiamo lo psichiatra, riduciamo la dose e continuiamo a usarlo solo come antidepressivo, inutile prenderne di poù per niente.
Vado al centro di terapia anatalgica n. 1, mi prescrivono un forte antidolorifico oppiaceo, dolore diminuisce per un po’ di tempo, poi come bere acqua fresca nonostante aumenti velocemente il dosaggio.
Un paio di settimane fa ho voluto fare questo tentativo: eliminare gradualmente l’antidolorifico ormai inutile, che mi provocava un sacco di effetti collaterali, e aumentare di nuovo il dosaggio dell’antidepressivo.
Va un pochino meglio. So che non bisognerebbe curarsi da soli, ma finché non trovo qualcuno che abbia voglia e capacità di farlo continuo ad arrangiarmi.
Inutile dire che il morale non è esattamente alle stelle…

Vorrei solo riuscire a dormire

Finalmente, dopo un mese, gli antidepressivi che sto assumendo per il dolore cronico iniziano a funzionare, i dolori sono diventati più sopportabili e non ho più bisogno di oppiacei. Peccato che gli effetti collaterali siano così insopportabili che penso smetterò di prenderli: bocca sempre asciutta, lingua di carta vetrata, impensabile andare in bagno, non riesco a dormire, passo la notte a sudare freddo e ogni volta che riesco ad assopirmi faccio sogni strani e brutti. Ieri sera mi sono dimenticata di prendere il sonnifero e stamattina mi sono svegliata debole e stanca, di cattivo umore. Anche con il sonnifero comunque dormo poco, ma meglio della infinita notte appena passata. E poi da oltre un mese sono spesso di cattivo umore, non sono più depressa tutto il giorno, ma ho spesso delle crisi durante le quali a volte mi assale la rabbia e spaccherei tutto, a volte mi dà fastidio tutto, a volte piango e basta senza motivo e senza riuscire a fermarmi. E queste crisi sono iniziate prima di iniziare a prendere gli antidepressivi nuovi, quindi almeno questo non è colpa loro. Vorrei andare dallo psichiatra per farmi cambiare la terapia, ma nonostante sia a pagamento mi ha detto che non può vedermi prima di tre settimane, e non si è nemmeno sforzato di chiedermi come sto, se va tutto bene. Non riesco ad avere un buon rapporto con lui, ma ho paura a cambiarlo perché non è detto che con un altro mi troverei meglio, e questo ha una competenza medica impressionante. Però mi fa stare male.

Up and down

Ieri mi sembrava andasse benino. Oggi, come da accordi, ho chiamato lo psichiatra per sapergli dire come sto. A parte il fatto che ha cercato di tagliare corto, ma questa volta sono riuscita a farmi forza e fare finta di non accorgermene, gli ho detto che l’ansia è diminuita ma non è passata, e che non sto comunque bene. Gli ho detto che sono consapevole che una parte dell’ansia è un problema mio, e infatti ho iniziato ad andare da una psicologa, ma anche che ormai mi conosco e che so che un’altra parte è provocata dagli antidepressivi, anche perché altrimenti non si spiegherebbe come mai diminuendone il dosaggio di pari passo cali anche l’ansia. Lui mi ha ripetuto che è un effetto collaterale “paradosso” abbastanza comune. Ok gli ho detto, visto che per migliorare la parte psicologica ci vorrà comunque tanto tempo, non possiamo fare qualcosa per togliere la parte di ansia provocata dai farmaci? E qui prima si è rimangiato quello che aveva appena sostenuto “bisogna vedere se è davvero causata dagli antidepressivi”, e quando ho insistito ha detto di provare a diminuire il dosaggio in modo da trovare un buon compromesso per non essere né depressa né ansiosa, quindi dandomi completamente torto a parole ma ragione nei fatti. Non riesco a capire questo suo atteggiamento. E mi ferisce da morire. Adesso sono tanto depressa. Così tanto da avere di nuovo pensieri brutti. Non posso farcela da sola, e lui non mi aiuta. Vorrei chiedere al mio medico di base se è disposto a riprendermi in cura lui, lasciando perdere lo psichiatra. Almeno lui mi crede. Boh, non so davvero più dove sbattere la testa. So solo che sto malissimo, che voglio morire e che non so più cosa fare.

L’olio di Lorenzo

Oltre che un bellisimo film, quella di Lorenzo è una storia vera. La storia di un bambino con una malattia rara, apparentemente incurabile, per la quale i suoi genitori, nonostante non fossero medici, spinti soltanto dall’amore incondizionato e dalla loro caparbietà, riescono a trovare una cura. Non un farmaco: un olio vegetale. Questa malattia è provocata da un accumulo di un certo tipo di acidi grassi nel cervello, che l’organismo non riesce a smaltire, e questo a sua volta porta alla distruzione della mielina, della perdita della funzionalità del corpo. Io mi sento un po’ Lorenzo in questo momento… Gli antidepressivi che devo assumere mi sembra si “accumulino” (ma questa è solo una mia ipotesi che potrebbe essere clamorosamente sbagliata) nel mio cervello, provocandomi fortissime crisi di ansia. Quindi ho iniziato a diminuire (sempre di mia iniziativa) il dosaggio dei farmaci. Voglio trovare la dose minima che mi permetta di non essere troppo triste né mi provochi effetti collaterali così pesanti. Voglio farlo da sola, perché mi sento lasciata sola, almeno in questo, dai dottori. Come i genitori di Lorenzo, che però non si sono arresi.

A dire il vero oggi ho chiamato il mio medico di base, spiegandogli con calma che ci ero rimasta male quando mi aveva detto che devo abituarmi a convivere con questa malattia, che avevo percepito questa frase come l’impossibilità di stare bene. Lui è stato come sempre paziente e disponibile, ha chiarito meglio quello che voleva dire con un esempio: se sei cardiopatico non vuol dire che non puoi fare una vita normale, ma non puoi pretendere di partecipare alle Olimpiadi, perché se tu lo facessi sarebbe frustrante in quanto impossibile. Mi ha invitato a essere realista (non posso partecipare alle Olimpiadi) ma allo stesso tempo ottimista (posso stare meglio e vivere bene). Ottimista. Una parola facile per una persona che soffre di depressione -_-. In ogni caso mi ha rincuorata, più che altro per la gentilezza con la quale mi ha trattata. Per questo dico che mi sento abbandonata solo per quanto riguarda gli antidepressivi, per il resto sono molto fortunata ad avere un dottore come lui. Ce ne sono pochi. E anche quando, come oggi, è impegnatissimo, trova il tempo per farmi coraggio.