Stavolta meglio

Questa settimana sono dovuta tornare dallo psichiatra, per le crisi che sono diventate sempre più invalidanti, intralciando pesantemente il mio lavoro ed ogni altra attività, anche piccola.
Stavolta è stato più disponibile, mi ha dedicato il tempo che mi serviva, mi ha cambiato la terapia aumentando un farmaco per stabilizzare l’umore e togliendone un altro, io gli ho fatto un sacco di domande e lui ha risposto molto tranquillamente, senza guardare l’orologio. La visita alla fine è durata circa mezz’ora, non pretendo che duri due ore, ma che ci sia tempo sufficiente. Mi ha fatto sentire più tranquilla. Per capire meglio cosa mi succede mi ha chiesto di sua spontanea volontà, ed è la prima volta in 4 anni, di farlo chiamare dalla mia psicologa per confrontarsi con lei, dato che io non sono riuscita a trovare un fattore scatente per queste crisi. Secondo lui dipende dalla frustrazione che non riesco a gestire, sia nelle piccole cose che vengono amplificate e scatenano una crisi nell’immediato, sia la sensazione generale di frustrazione legata al fatto di soffrire di dolore cronico, che provoca crisi in generale.
Era proprio questo di cui avevo bisogno, un essere umano disposto a cercare di curarmi, ci voleva tanto a capirlo? Non voglio lasciare spazio alle recriminazini, farebbero male solo a me. Stavolta è andata bene, concentriamoci su quello.

7 euro al minuto

L’ultima visita dallo psichiatra è stata così penosa per me che ho dovuto aspettare due mesi prima di riuscire a scrivere questo post senza mettermi a piangere al solo pensiero. E’ durata solo 10 minuti, è costata 70 euro, sette euro al minuto, più di quanto io guadagni in un’ora con il mio stipendio di impiegata. A fine dicembre ero andata perché mi sembrava di stare meglio, volevo iniziare a scalare le medicine e gli ho chiesto da cosa iniziare. Lui mi ha dato due indicazioni, stop. Vorrebbe che non prendessi antidolorifici perché fanno solo male. Facile, come si suol dire, fare il frocio col culo degli altri, sono io che devo sopportare dolori forti e continui, andare a lavorare lo stesso per quanto stia male. E poi sembra che siano solo gli oppiacei a farmi male, mentre le medicine che mi prescrive lui sono innocue. Gli ho detto che dagli esami che mi ha prescritto la strana dottoressa di terapia antalgica risultava una grossa carenza di vitamina D, gli ho chiesto se può dipendere da una delle medicine, mi ha detto di no (potrebbe anche essere vero, ma il mio medico di base mi ha detto di sì, e la stessa cosa c’è scritta sul foglietto illustrativo, e anche sulle linee guida del ministero della salute), gli ho chiesto se, dato che prendo medicine tutti i giorni da anni, sia il caso di fare qualche altro esame per verificare se è tutto a posto, mi ha detto che dovrei fare una volta all’anno i “soliti” esami. E allora perché non me li hai mai prescritti in 4 anni che sono in cura da te? Ho pensato ma evitato di dirgli. Gli ho chiesto quali sono (funzionalità epatica e renale, elettrocardiogramma) e se poteva prescrivermeli, mi ha detto di arrangiarmi con il mio medico. Fine della visita, ciao. Ma cazzo, ti ho appena dato 70 euro, cosa ti costa scrivere due righe e prescrivermeli te? E poi la cosa più bella “Quando li hai fatti non occorre che me li porti, basta che mi dici che sono pronti e li guardo sul computer”. Quello che ho capito io? “Non venire a disturbarmi per i tuoi esami che tanto non me ne frega un cazzo”.
Lo so che può sembrare una cosa da bambina, ma è frustrante vedere che con gli altri pazienti è gentile e disponibile e con me no, una volta lo era. Che per gli altri le visite possono anche prolungarsi oltre l’orario e mentre gli parlo io guarda l’orologio. Cazzo, come fai a non capire che questa cosa mi fa stare malissimo, visto che te l’ho anche detto esplicitamente? E’ già difficile rivolgersi ad un centro di salute mentale, dover implorare aiuto da uno sconosciuto al quale non avresti nessuna voglia di raccontare cose così intime, ti aspetteresti di trovare un ambiente dove sentirti accolta e protetta, invece ogni volta che lo vedo sto peggio di prima. Dovrebbe essere il contrario.

Cambio di dosaggio

La nuova terapia alla quale ho deciso autonomamente di tornare, ma che è quella che in passato mi era stata prescritta dallo psichiatra e per un periodo aveva funzionato (quindi dire che mi sto curando da sola di testa mia è sbagliato), mi sta creando gli stessi effetti collaterali dell’altra volta: ho sempre sonno, mi sento gli occhi pesanti, mi fa molto male la testa, al tempo stesso sono agitata, non riesco a dormire, il mio cervello non si spegne mai, ma nonostante lavori continuamente e velocemente non riesco ad essere efficiente, non riesco a prendere decisioni nemmeno piccole, ieri sera ci ho impiegato mezz’ora per piegare due maglioni e decidere quale indossare stamattina per venire a lavorare, e non perché fossi incerta su qual’era il più bello ma proprio per incapacità di decidere. Per questo spero che questo sia solo un modo di tamponare in attesa di una cura migliore, perché i dolori sono diminuiti, ma la qualità della vita non è certo migliorata. In aggiunta, non so se per colpa del cambio di dosaggio degli antidepressivi, mi sento spesso triste.

Carenze

Ho cambiato ambulatorio di terapia del dolore, visto che hanno chiuso il primo al quale mi ero rivolta. Sto facendo mesoterapia, per ora non sta funzionando, anzi sto peggio, nonostante si limitino a iniettarmi dell’anestetico sotto pelle che dovrebbe fare effetto immediatamente (come l’anestesia che ti fa il dentista).
La dottoressa mi ha fatto fare esami del sangue e urine, ho carenze piuttosto gravi di diverse vitamine e sali minerali, in particolare magnesio, calcio, fosforo e soprattutto vitamina D, per quest’ultima ha dovuto prescrivermi un farmaco invece del normale integratore.
La cosa più “divertente” è che a causarmi questa carenza (ovviamente non me l’ha spiegato nessun medico, ho dovuto informarmi da sola) è uno degli psicofarmaci che prendo. Quindi una medicina contro la depressione che mi causa carenza di vitamnina D che a sua volta causa depressione. Fantastico.
E fantastico anche che il mio medico di base e il mio psichiatra nonostante assuma questi veleni da anni non si sono mai sognati di farmi fare delle analisi per controllare che tutto andasse bene, anzi quest’estate quando avevo sollevato il dubbio con il mio medico (mi ero accorta che gli integratori di magnesio e potassio che prendevo per la pressione bassa mi facevano diminuire i dolori alla schiena) aveva detto che non era necessario.

Piangere e arrabbiarsi

Qualche giorno fa ho subìto una terribile ingiustizia, un vero e proprio sopruso da parte di una persona prepotente il cui lavoro, al contrario, sarebbe quello di aiutarmi.
All’inizio mi sembrava di non averla presa tanto male, sono rimasta abbastanza indifferente; ancora una volta stavo reprimendo i miei sentimenti, stavolta al punto di ingannare non solo gli altri ma soprattutto me stessa.
Dopo un paio di giorni, quando sono andata a dormire, la mia mente ha iniziato a pensare insistentemente a quell’episodio, continuavo a riviverlo, e non riuscivo assolutamente a spengere il mio cervello. Ho iniziato a piangere, non sommessamente ma singhiozzando e con i lacrimoni come i bambini piccoli. Sfogarmi non mi ha aiutata, anzi ci pensavo con ancora maggiore insistenza e man mano che piangevo autoalimentavo la mia frustrazione, la mia tristezza, la mia rabbia, la mia impotenza, che continuavano ad aumentare. Ho messo in pratica un consiglio sentito (ancora una volta) al “dr. Oz show”: ho iniziato a fare a mente conteggi di matematica difficili, in questo modo si smette di usare la parte del cervello dedicata alle emozione e si inizia ad usare l’emisfero legato alla razionalità. Dopo pochi minuti che mi sforzavo di fare moltiplicazioni e divisioni mi sono accorta che in effetti mi stavo calmando, questo trucchetto funziona bene. Ora continuo in parte a reprimere e cerco di non pensare a quell’episodio spiacevole, e tanto meno ai miei problemi di salute, cerco di vivere un giorno alla volta.

Alzheimer

La mattina mentre faccio colazione guardo il “Dr. Oz show”. Oggi presentava una ricerca secondo la quale chi assume benzodiazepine, soprattutto in giovane età, per più di 3 mesi, ha il 50% di possibilità in più di ammalarsi di Alzheimer. Che culo: io le prendo tutti i giorni da “solo” 4 anni, e chissà per quanto tempo ancora dovrò assumerle. Non mi ha esattamente aiutato ad iniziare la giornata con positività.

Panico a scoppio ritardato

Stamattina ero ovviamente sollevata dato che stavo meglio. Oggi pomeriggio mi è venuto un attacco di panico a scoppio ritardato: nonostante abbia meno dolori il fatto di aver aumentato il dosaggio dei farmaci mi ha portato alla mente ricordi brutti del passato, e questo è bastato a far scattare la molla del terrore dentro di me: paura di stare di nuovo male, paura di dover fare altre visite inutili e costose e deludenti, paura di dover cambiare ancora medicine, paura di dover ricominciare da capo. E non importa quanto poco realistica sia questa possibilità, non importa che io cerchi di essere razionale, di dire a me stessa che va tutto bene, che oggi sto meglio, i dolori sono sopportabili, che è solo uno scherzo della mia mente, che non devo avere paura. Ho paura lo stesso. Tanta.