Kefir

Anche stavolta devo ringraziare il mio medico preferito, il dr. Oz, per avermi fatto scoprire i benefici del kefir. E’ una bevanda tipica della Turchia (mi sembra), fatta con latte fermentato. E’ moooolto diversa dallo yogurt, ha un sacco di batteri buoni in più,e più resistenti, e di solito si trova senza aggiunto un quintale di zucchero come lo yogurt normale. In teoria può berla anche chi è intollerante al lattosio, perché ne contiene una quantità trascurabile.
Io per diversi motivi ho deciso di non bere il kefir di latte, ma di autoprodurmi il kefir d’acqua. E’ facilissimo da fare: basta mescolare acqua, fermenti, zucchero e limone, lasciar riposare dalle 24 alle 48 ore, e … basta! Oltre a essere facilissimo da produrre è anche molto economico e, contrariamente alle cose che di solito fanno bene, è anche buono. Diventa leggermente frizzante, dolce ma non troppo (lo zucchero viene digerito dai batteri buoni, ha anche poche calorie) volendo si può aromatizzare aggiungendo altra frutta o spezie, ma io lo preferisco al naturale.
Dopo pochissimi giorni il mio pancino è tornato ad essere felice come non mi capitava da anni! Infatti purtroppo sia gli antidepressivi che gli oppiacei provocano costipazione (maledetti).
Sono davvero entusiasta, per fortuna che c’è il dr. Oz perché a me (e probabilmente anche a voi) nessun medico l’ha mai consigliato, nonostante i benefici non siano solo quelli che vi ho esposto, e probabilmente non lo conoscono nemmeno.
Per una volta faccio un’eccezione e faccio pubblicità: io uso lo starter per kefir d’acqua di Bionova, lo compro al Naturasì, e riesco a fare anche più rifermentazioni di quante ne garantiscano loro. E’ un’azienda seria e se avete domande (anche stupide come quelle che gli facevo io) vi rispondono velocemente e gentilmente.
Sempre al Naturasì, e probabilmente in tanti altri supermercati, trovate anche il kefir di latte, di questa e di altre marche, e se cercate su internet c’è anche chi vende o addirittura regala i granuli di kefir per produrselo da soli.

Annunci

Paradosso

Ho parlato con franchezza alla mia psicologa di quello che mi stava succedendo, che pensavo di essere una malata immaginaria e che vedevo nel suicidio l’unica via d’uscita. Ha cercato di spiegarmi che qualsiasi sintomo doloroso, per quanto amplificato dalla psiche, deve sempre per forza avere una base fisica, e che nel mio caso ci sono delle evidenze scientifiche, delle condizioni patologiche riconosciute dai medici, e che quindi è impossibile che il mio dolore sia inventato da me. Non è riuscita a convincermi completamente. Non nel senso che io le credessi solo in parte, ma che una parte di me le credeva al 100% e un’altra allo 0%. Come il gatto del paradosso di Schroedinger, che è contemporaneamente sia vivo che morto.
Le ho detto anche che, se in passato l’idea di far soffrire i miei cari mi aveva sempre impedito di compiere gesti estremi, ora non è più così, che inizialmente avrebbero pianto ma poi se ne sarebbero fatti una ragione, che per quanto i miei nipoti mi amino possono crescere anche senza la zia, che se fossi morta per tumore nessuno mi avrebbe incolpato per non essere riuscita a sopravvivere e avergli involontariamente causato dolore, e che per la depressione non era diverso. Mi ha stupita la sua reazione, non pensavo si sarebbe preoccupata tanto. Forse perché mi ha vista così determinata e “lucida”, per quanto possa esserlo un folle. Ha cercato di convincermi che per chi vive un lutto non è indifferente il modo in cui chi amiamo ci ha lasciato, ma questo non mi ha fatto venire nessun senso di colpa: non è colpa mia infatti, ma della mia malattia, se voglio morire. Mi ha chiesto di prometterle che prima di farmi del male (non ha usato la parola suicidio, non so se per pudore o altro) l’avrei chiamata. Le ho detto di no, che quella della morte era una cosa mia, solo e soltanto mia, e che non volevo condividerla con nessuno.
Però parlare con lei mi ha molto alleggerita, sono riuscita a confinare i pensieri brutti e a cercare di far finta che non esistono, anche se li sento dentro di me così forti che mi sembra di poterli vedere.