Incontinenza del condotto lacrimale

Ieri sono stata vittima di quello che, più che un’ingiustizia, si può considerare un vero e proprio sopruso, l’ennesimo, da parte delle prepotenti segretarie del mio medico di base. A quanto pare il loro principale scopo nella vita è quello di abusare del loro potere per vessare noi pazienti che dobbiamo sottostare alla loro assurda dittatura stando zitti ed abbassando il capo, perché se non lo facciamo loro possono decidere di non farci visitare da nessuno dei medici di base (sono tutti riuniti nello stesso studio medico). I dottori, invece di pensare al bene dei pazienti, danno ragione alle streghe, visto che a loro interessa solo lavorare il meno possibile, senza preoccuparsi del nostro disagio e del fatto che le segretarie si divertono a sostituire il medico e ogni volta che un paziente chiama deve spiegare tutti i suoi problemi di salute a loro (alla faccia della privacy), che decidono arbitrariamente se farlo visitare o meno, addirittura una volta con me si sono permesse (nonostante non abbiano nessuna competenza in materia) di farmi una diagnosi telefonica in base ai sintomi, dicendo che non avevo bisogno di farmi visitare e si sono limitate a dire al medico di prescrivermi degli antibiotici (che ovviamente si sono rivelati inutili).
In seguito a questa assurda prepotenza ho reagito come da un periodo a questa parte mi capita di fare di fronte a ogni situazione spiacevole: piangendo disperatamente, scossa da forti singhiozzi che sono durati tutto il pomeriggio e che anche oggi mi hanno lasciato il cuore pesante. Domani chiamerò la mia buona psicologa per chiederle consiglio su come fare a dominarmi quando inizio a piangere in quel modo.

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Piangere e arrabbiarsi

Qualche giorno fa ho subìto una terribile ingiustizia, un vero e proprio sopruso da parte di una persona prepotente il cui lavoro, al contrario, sarebbe quello di aiutarmi.
All’inizio mi sembrava di non averla presa tanto male, sono rimasta abbastanza indifferente; ancora una volta stavo reprimendo i miei sentimenti, stavolta al punto di ingannare non solo gli altri ma soprattutto me stessa.
Dopo un paio di giorni, quando sono andata a dormire, la mia mente ha iniziato a pensare insistentemente a quell’episodio, continuavo a riviverlo, e non riuscivo assolutamente a spengere il mio cervello. Ho iniziato a piangere, non sommessamente ma singhiozzando e con i lacrimoni come i bambini piccoli. Sfogarmi non mi ha aiutata, anzi ci pensavo con ancora maggiore insistenza e man mano che piangevo autoalimentavo la mia frustrazione, la mia tristezza, la mia rabbia, la mia impotenza, che continuavano ad aumentare. Ho messo in pratica un consiglio sentito (ancora una volta) al “dr. Oz show”: ho iniziato a fare a mente conteggi di matematica difficili, in questo modo si smette di usare la parte del cervello dedicata alle emozione e si inizia ad usare l’emisfero legato alla razionalità. Dopo pochi minuti che mi sforzavo di fare moltiplicazioni e divisioni mi sono accorta che in effetti mi stavo calmando, questo trucchetto funziona bene. Ora continuo in parte a reprimere e cerco di non pensare a quell’episodio spiacevole, e tanto meno ai miei problemi di salute, cerco di vivere un giorno alla volta.