Amore e protezione

Ho detto alla psicologa che ho l’impressione che i suoi discorsi siano molto astratti, che quando le faccio una domanda lei non mi dia veramente una risposta ma faccia come certi politici: mentre parlano fanno un bel discorso e tu li applaudi, ma quando hanno finito di parlare ti accorgi che non hanno detto niente, e ti senti stupido per non essertene accorto subito. Le ho chiesto di nuovo se posso registrare le sedute, non mi ha risposto niente e questo mi ha dato fastidio. A fine seduta gliel’ho fatto notare e mi ha risposto che doveva informarsi sulle implicazioni etiche e legali, e si è scusata per non avermi dato subito una risposta. Ieri ho deciso che dopo le sedute dalla psicologa mi prenderò tutto il pomeriggio libero e non andrò a lavorare: ho bisogno di digerire quello che ci siamo dette, di elaborarlo, di trasformarlo in parole come sto facendo ora. Anche così mi sembrerà meno campato in aria e avrò la sensazione che stiamo facendo qualcosa di concreto. Quello che mi rimane di ieri è che per me amare vuol dire proteggere e non far soffrire. Quando la mia depressione era al suo apice e l’unica cosa che disperatamente volevo era morire, il fatto che tante persone mi volessero bene per me non solo non era bello (quando stai veramente male niente può consolarti), ma rappresentava l’unico ostacolo tra me e il suicidio, tra me e l’unica soluzione che mi avrebbe permesso di liberarmi di questa atroce sofferenza. Non potevo sopportare l’idea di fare tanto male alla mia famiglia e ai miei amici. Resistevo solo per quello, avrei voluto sparire senza che nessuno se ne accorgesse, senza che nessuno sentisse la mia mancanza. Essere amata mi rendeva infelice, quasi detestavo quelle persone. Ecco, perfino nel momento in cui stavo tanto male da non riuscire a ragionare, io sono stata così “abnegante” (come definiscono nel film “Divergent” le persone che si prendono cura del prossimo) da mettere il dolore degli altri prima della mia felicità. Ragionando per parallelismi, se questo è il mio modo di amare, è anche quello che ho bisogno di ricevere dagli altri: amore per me significa proteggere e non far soffrire. Altrimenti mi proteggo da sola chiudendomi. E  mia mamma  non mi hai mai ascoltata. Mai. Mai. Mai. Ora sono adulta e ragiono da adulta, ma quando ero piccola questa mancanza di attenzione e di affetto mi ha fatto molto soffrire, credo sia una delle ragioni che mi ha portata ad ammalarmi, sicuramente è uno dei motivi per cui ho iniziato a nascondere le mie emozioni e chiudermi. Anche nascondere le mie emozioni negative in realtà fa sempre parte del prendersi cura degli altri, di proteggerli e non farli soffrire. Solo che è impossibile non far mai soffrire nessuno e che nessuno ti faccia mai soffrire. La psicologa mi ha fatto notare una cosa della quale ovviamente non mi sono accorta ma che è un nodo fondamentale: non è passata una sola seduta senza che io esprimessi apertamente il mio bisogno di essere ascoltata.

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