Coscienza a posto

Prima di partire per le ferie sono andata a confessarmi, un po’ per l’indulgenza plenaria del Perdon d’Assisi, un po’ perché il mio parroco ha molto buon senso e con lui riesco a confidarmi liberamente visto che siamo praticamente coetanei. Gli ho raccontato che ho vissuto la prima settimana di vacanza in uno stato di grazia: lonana dal lavoro e dai problemi, a casa a riposarmi e a giocare con i miei nipoti (il loro amore incondizionato è la medicina più potente del mondo), la possibilità di andare a messa tutti i giorni… Da una parte mi sentivo una persona migliore, dall’altra ero spaventata dal ritorno alla vita “normale”, quella che mi aspettava di ritorno dal viaggio che stavo per fare. Sentivo che è “comodo” e facile essere buoni e bravi quando va tuttto bene, ma quando torni al lavoro, stai male, ecc. tutto si complica, e io non volevo che succedesse. Volevo che tutto rimanesse com’era in quel momento. Volevo rimanere fuori dal mondo. Stavo bene così. Sentivo di non farcela. Anzi, ad essere sincera gli ho detto esattamente le parole che non riuscivo a togliermi dalla testa  NONCELAFACCIONONCELAFACCIONONCELAFACCIONONCELAFACCIO. Ho poi aggiunto che a volte mi dimentico di confidare nel Signore, e che forse per questo ho tanta paura, perché cerco di fare tutto da sola. Come ho già detto il mio don è un ragazzo pieno di buon senso e mi ha dato una risposta che sembrava scritta dalla mia psicologa, e cioè che io sono la stessa persona sia che va a messa tutti i giorni (quindi sa che ha bisogno di aiuto e lo chiede) sia che a volte si dimentica di chiederlo. Non sono due persone diverse, sono sempre io. Avevo bisogno di sentirmelo dire. Faccio ancora molta fatica a capire chi sono e a non vedere tutto bianco o nero, vivo stati d’animo così contrastanti che a volte mi sembra di non essere io, quasi di guardare qualcuno che vive al posto mio, forse perché così è più facile accettarmi anche quando non sono perfetta, tanto non sono io. Quello che accade paradossalmente è che invece tendo poi a non riconoscermi nei miei aspetti e comportamenti positivi, ma solo in quelli negativi. E scrivendolo mi accorgo di quanto sia difficile da spiegare. E di quanto sia stato bravo lui che non ci è mai passato a capirmi.

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