Cose concrete

il mio medico di base e la psicologa dicono che è normale avere delle giornate brutte, che questo succede a tutti e non necessariamente è patologico. ammetto ad avere ancora difficoltà a riconoscere la normale tristezza o il malumore, sentimenti che proverebbe chiunque nella mia situazione, dalla malattia. l’unico parametro che ho, e non so nemeno se è valido, è che la tristezza sia proporzionata a quello che l’ha generata. oggi per esempio non è successo niente di così drammatico, qualche tensione al lavoro, eppure sto malissimo, forse anche per colpa del tempo piovigginoso. la prossima volta che andrò dalla psicologa voglio provare a chiedere di nuovo se possiamo registrare le nostre sedute: ho l’impressione che parliamo di cose molto vaghe e poco pratiche, che lei risponda alle mie domande con frasi molto belle ma non concrete, e che di questo io mi renda conto solo quando sono uscita dal suo studio perché mentre l’ascolto non riesco ad analizzare quanto dice. vorrei anche rifare il punto sugli obiettivi che mi ero posta all’inizio, capire dove siamo e se stiamo facendo un lavoro in generale su me stessa o andando verso una direzione precisa. inizio a non avere più completa fiducia in lei e spero che riascoltare quello che ci diciamo confermi o smentisca le mie impressioni, in modo che io possa decidere se continuare ad andare da lei o cambiare terapista.

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Dolore cronico

Sempre di più mi rendo conto di quanto il fatto di soffrire di dolori cronici influenzi la mia depressione. Stamattina sto malissimo, dato che di solito cerco di sopportare il dolore non avevo in borsa gli antidolorifici oppiacei che sono gli unici che riescono a darmi sollievo in questi casi, ho preso quello che avevo: un antiinfiammatorio che di solito uso per il ciclo e un gastroprotettore per lo stomaco. E’ un circolo vizioso: ieri sera ho avuto una brutta crisi depressiva, quando sono andata a letto mi sentivo fisicamente come se avessi gridato e pianto tutte le mie lacrime, anche se non lo avevo fatto. Non sono riuscita a fare i miei soliti esercizi di fiisioterapia, ero troppo giù. Oggi ne pago le conseguenze: la tensione nervosa, non aver rilassato i muscoli con la ginnastica hanno peggiorato il terribile dolore alla schiena. Questo a sua volta mi prende la testa dandomi la sensazione di impazzire. E non credo che questa sia una cosa che può risolvere la mia psicologa.

Coscienza a posto

Prima di partire per le ferie sono andata a confessarmi, un po’ per l’indulgenza plenaria del Perdon d’Assisi, un po’ perché il mio parroco ha molto buon senso e con lui riesco a confidarmi liberamente visto che siamo praticamente coetanei. Gli ho raccontato che ho vissuto la prima settimana di vacanza in uno stato di grazia: lonana dal lavoro e dai problemi, a casa a riposarmi e a giocare con i miei nipoti (il loro amore incondizionato è la medicina più potente del mondo), la possibilità di andare a messa tutti i giorni… Da una parte mi sentivo una persona migliore, dall’altra ero spaventata dal ritorno alla vita “normale”, quella che mi aspettava di ritorno dal viaggio che stavo per fare. Sentivo che è “comodo” e facile essere buoni e bravi quando va tuttto bene, ma quando torni al lavoro, stai male, ecc. tutto si complica, e io non volevo che succedesse. Volevo che tutto rimanesse com’era in quel momento. Volevo rimanere fuori dal mondo. Stavo bene così. Sentivo di non farcela. Anzi, ad essere sincera gli ho detto esattamente le parole che non riuscivo a togliermi dalla testa  NONCELAFACCIONONCELAFACCIONONCELAFACCIONONCELAFACCIO. Ho poi aggiunto che a volte mi dimentico di confidare nel Signore, e che forse per questo ho tanta paura, perché cerco di fare tutto da sola. Come ho già detto il mio don è un ragazzo pieno di buon senso e mi ha dato una risposta che sembrava scritta dalla mia psicologa, e cioè che io sono la stessa persona sia che va a messa tutti i giorni (quindi sa che ha bisogno di aiuto e lo chiede) sia che a volte si dimentica di chiederlo. Non sono due persone diverse, sono sempre io. Avevo bisogno di sentirmelo dire. Faccio ancora molta fatica a capire chi sono e a non vedere tutto bianco o nero, vivo stati d’animo così contrastanti che a volte mi sembra di non essere io, quasi di guardare qualcuno che vive al posto mio, forse perché così è più facile accettarmi anche quando non sono perfetta, tanto non sono io. Quello che accade paradossalmente è che invece tendo poi a non riconoscermi nei miei aspetti e comportamenti positivi, ma solo in quelli negativi. E scrivendolo mi accorgo di quanto sia difficile da spiegare. E di quanto sia stato bravo lui che non ci è mai passato a capirmi.

Bagagli emotivi

Domani parto per qualche giorno di vacanza. Dato che sono super ansiosa e super organizzata ho preparato la valigia già da diversi giorni. Mi mancano solo le cose che non ho doppie (tipo spazzolino, dentifricio, spazzola, deodorante) che imbucherò all’ultimo momento. E la borsa con le medicine. Quest’anno ho scelto un bel beauty-case invece che la solita borsa di nylon riciclata (ebbene sì, sono mooooolto spartana) sperando mi invogliasse di più, e invece niente, è ancora vuoto. Ogni  volta che ci provo mi viene in mente qualcosa di più importante da fare. Solo scuse. Quel contenitore non voglio riempirlo. Vorrei lasciare a casa non solo le medicine, ma anche la malattia. I bagagli fisici sono pronti, quelli emotivi no.