Se lo diceva Aristotele…

La malinconia nasce in Grecia come la malattia umorale delle persone deboli e Tristi. Aristotele è il primo, invece, che si chiede per quale ragione gli uomini eccezionali siano malinconici, affermando così un legame tra genialità e malinconia. Studiando i sogni, il filosofo greco fa derivare la melanconia dall’incontinenza della facoltà immaginativa e, dopo un complesso ragionamento, ne deriva che “Vi sono uomini melanconici i cui sogni sono veri”.

L’Umanesimo e il Rinascimento ripropongono il pensiero aristotelico circa la malinconia, associandola allo spirito degli artisti e all’immaginazione. I malinconici infatti sono spiriti geniali che immaginano e sognano un mondo diverso. Il melanconico conosce la labilità del mondo presente, e se ne distanzia. Egli percepisce l’oscurità e la fugacità della condizione umana, e ne inventa immagini visuali e poetiche per rappresentare un mondo altro. Egli si dispera persino, e trova rifugio nell’immaginare e sognare mondi altri, possibili e migliori.

articolo di Gianni Criveller, tratto dalla rivista Mondo e Missione gennaio 2015

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