L’unico che poteva aiutarmi

Quando la psicologa mi ha invitato a riflettere sul perché io stessi così male quando, ad esempio, una visita non andava come volevo o come mi aspettavo io gli ho detto che è perché il medico o chi per lui in quel momento era l’unico che poteva aiutarmi, e non l’ha fatto. Anche se non l’ho detto in maniera esplicita penso lei abbia capito che intendevo che mi sentivo come una persona che sta affogando, e l’unica persona che può salvarmi se ne sta lì a guardarmi mentre vengo sommersa dalle onde. Dal mio punto di vista è ancora più grave se a fare questo è una persona che per professione, almeno in teoria, dovrebbe guarirti, e invece non lo fa, a volte anche se sarebbe in grado di farlo. E io continuo a star male per colpa sua. Ogni volta che succede mi sento ferita in un modo inspiegabile, e la delusione mi porta a piangere tutte le mie lacrime. La psicologa ha sottolineato che io dico che “in quel momento quella era l’unica persona che poteva aiutarmi”. Secondo lei do troppa importanza agli altri, e dovrei ricordarmi che la persona che più di tutte può aiutarmi sono io stessa. Volevo spiegarle che io non sono in grado di curare da sola le mie malattie (se mi rompo un braccio e vado al pronto soccorso e non mi ingessano, non posso tornare a casa bella sorridente pensando che posso arrangiarmi). In questo sicuramente non ci siamo capite. O almeno non c’è stato il tempo di farlo, perché era già passata un’ora. Vedremo.

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