Sindrome premestruale

In un post precedente avevo scritto di avere sempre freddo e tachicardia  altri sintomi strani. Inizialmente avevo dato la colpa di tutto all’ansia. La cosa strana è che ODIO i medici quando liquidano un problema così, e ormai mi faccio talmente condizionare da loro  che ho pensato lo stesso. Invece questi sintomi sono durati esattamente un mese. Non un mese solare, ma un mese “lunare” cioè da un ciclo all’altro. Poi spariti improvvisamente come erano venuti. Vado dal mio medico di base per raccontargli quello che mi era successo, chedere se poteva essere stato uno sbalzo ormonale, farmi prescrivere esami del sangue. Gli ho detto che era stato brutto avere la sindrome premestruale per un mese intero. Lui mi ha risposto distrattamente “Eh immagino…”. Grande errore. Ho replicato “No, lei NON immagina”. E il mio tono di voce era abbastanza elquente da far capire che il vero senso delle mie parole era “Non me ne frega un cazzo se hai studiato 10 anni e sei laureato in medicina. In quanto essere umano di sesso maschile non azzardarti mai più a dire ad una donna cose come IMMAGINO o CAPISCO quando lei ti parla delle sue cose.”

Condizioni per un cambiamento

Questo post è meno soggettivo degli altri, si può applicare praticamente a tutti, l’unica variabile è che potrei ricordare male cosa mi ha spiegato la psicologa, e quindi usare le parole sbagliate.
Le condizioni perché avvenga un cambiamento sono: la motivazione (nel mio caso limitare i danni collaterali di ansia, depressione e condizionamenti negativi), il fatto che questo cambiamento ci faccia stare bene (e nel mio caso per ora è così, quindi invito chi sta male a trovarsi un bravo psicologo che ne vale la pena), e il fatto che il costo sia minore del beneficio che il cambiamento comporta (nel mio caso la fatica di dovermi impegnare a migliorare è il costo, e il beneficio di stare meglio è maggiore di questa fatica).

Paura

Una cosa che mi lasciava perplessa e della quale ho sentito di dover parlare con la psicologa per capirla meglio è il fatto che ci sono determinate cose che una volta mi facevano arrabbiare e ora non più. Ad esempio il mio capo che mi tratta come una merda, mia mamma che non mi ascolta, un’amica che non mi capisce… La cosa strana è che, nonostante mi renda conto che questo cambiamento è positivo, una parte di me è delusa, vorrei quasi reagire come prima pur sapendo che non è il mio bene. Pensavo che fosse per il timore che diventare “più buona” mi avrebbe resa più debole e quindi maggiormente attaccabile, lei mi ha spiegato che ogni cambiamento, anche quelli positivi, è normale che faccia paura, perché ci fa uscire da degli schemi nei quali ci sentivamo sicuri.

Tasto dolente

Ho raccontato alla psicologa che, grazie al lavoro che sto facendo assieme a lei e all’esempio della mia amica che citavo nel post precedente, sono riuscita a dominare la rabbia e a parlare a mia mamma senza mancare di rispetto né a lei né a me. Un caso significativo è questo: mia mamma mi interrompe continuamente, ed è una cosa che mi fa malissimo oltre a farmi impazzire di rabbia. Qualche giorno fa le ho spiegato che se lei si comporta così mi ferisce, questo mi porta a chiudermi e ad allontanarmi da lei, e che se non cambia atteggiamento mi perderà La psicologa mi ha fatto i complimenti per questo, e mi ha detto che devo riconoscermi di essere stata brava. Io dentro di me pensavo che devo essere felice di questo, ma non sentivo certo che fosse merito mio, ma ovviamente non ho espresso questo pensiero. Quando stavo prendendo nota dei punti saliente della seduta  per evitare di dimenticarli, qui mi sono incantata e non riuscivo ad andare avanti. La psicologa mi ha fatto notare che non era un caso se proprio quando dovevo riconoscermi di essere stata brava mi ero bloccata. Secondo me quella donna ha poteri jedi.

Perfezione

Mi è capitato di confrontarmi con un’amica, dopo che lei mi aveva confidato che per un periodo anche lei era stata supportata da una psicologa. Effettivamente è cambiata molto, la vedo più serena, e in un certo senso migliore. Ad esempio prima si irritava facilmente, diventando irascibile per un nonnulla, ora invece è più controllata e se qualcuno le fa qualcosa di male, invece di rispondere con rabbia come faceva prima non si limita a stare zitta come faccio io, ma cerca di spiegare che quello che le hanno fatto l’ha ferita. Io le ho detto che l’ammiro e che è brava, ma che se una volta si fa prendere dalla rabbia ed esplode non succede niente, noi le vogliamo bene lo stesso. Osservazione della psicologa: “quindi va bene se la tua amica non è perfetta, mentre non va bene se tu non sei perfetta”. Minchia c’ha ragione.

Post-it

Venerdì sono stata dalla psicologa, e come sempre mi sono trovata bene. E’ molto brava e io a quanto pare sto facendo progressi, anche se non capisco come, visto che mi sembra di dimenticarmi tutto non appena uscita dalla porta del suo studio. Le ho chiesto se posso registrare quello che ci diciamo e mi ha risposto che secondo lei per me non sarebbe utile, in questo momento mi fa meglio provare un po’ di frustrazione perché non posso tenere tutto sotto controllo ed essere perfettina. Quando le ho spiegato che ogni volta che lei mi dice qualcosa di saggio io passo il resto della seduta a cercare di non dimenticarmelo e quindi non sono più concentrata su quello che ci diciamo in seguito, abbiamo raggiunto un compromesso: dedichiamo gli ultimi dieci minuti del nostro tempo perché io possa scrivermi quello che voglio “portare a casa” dell’ora trascorsa lavorando assieme. Ho deciso di scrivere le cose che mi sembrano utili anche a chi legge questo blog, ma invece che fare un lungo ed inutile elenco, farò dei mini post, praticamente dei post-it dove le descriverò una alla volta. Così chi non si riconosce in una potrà farlo nell’altra, ecc.