Tu vuoi che io muoro?

Questi dolori mi stanno uccidendo. Credo che entrerò nel Guinness dei Primati come prima persona al mondo ad essere morta di mal di schiena. E ovviamente il mio sistema nervoso ne risente. Mi sento spesso stanca, la vitamina B mi aiuta molto a dire il vero. Per il resto cerco di essere serena, sorridente. Ma stare seduta 8 ore è una tortura, e anche a casa non riesco a fare niente. Solo se sto distesa il dolore si attenua un pochino. Oppure devo prendere oppiacei, sono gli unici a rendere il male più sopportabile. Però non sono tanto compatibili con gli psicofarmaci che sto assumendo, e in ogni caso l’idea di aggiungere altre pastiglie oltre alle 4-6 che prendo ogni giorno non mi entusiasma… Maledetto tempo di merda, un giorno fa caldissimo, un giorno fa fresco, la mattina c’è il sole, il pomeriggio piove, c’è sempre un’umidità pazzesca… Come faccio a stare bene?

Sarebbe utile anche a me…

Con il tempo, a forza di trattenere le mie emozioni, ho disimparato a piangere. Mi manca quindi una importante valvola di sfogo che mi impedirebbe di somatizzare. A quanto pare non sono l’unica. Riporto questo interessante articolo:

“La terapia della risata per alleviare lo stress è ampiamente nota, ma anche “ piangere” è una terapia di stress più efficace e potente delle risate. Lo dice un gruppo di uomini giapponesi che stanno sostenendo e proponendo il pianto come terapia dello stress, attraverso un’organizzazione di incontri chiamati ‘Crying for Joy’ (Piangere per star meglio, per sentirsi contenti). Il gruppo ha recentemente condotto con successo un suo primo incontro a Thimphu.

La terapia inizia con un tradizionale narratore giapponese che racconta una storia triste. Ben presto, le lacrime iniziano a scorrere. Vestiti con i loro abiti tradizionali, questi uomini giapponesi sono noti per fare piangere gli ascoltatori e mandarli a casa più contenti. Il seminario ‘Crying for Joy’ ha suscitato interesse anche sui media internazionali. Il Bhutan è il primo paese, fuori dal Giappone, dove si è svolto un primo seminario.

In molte culture, piangere non è incoraggiato, molti lo considerano una debolezza mentre altri lo guardano come un atto indegno.

Questi esperti del pianto giapponesi dicono però che per liberarsi dallo stress naturale il pianto è efficace come una risata. In realtà dicono che la risata allevia lo stress solo per un breve periodo, mentre un buon pianto può lasciare una persona libera da stress per una settimana. Essi dicono che anche gli studi scientifici confermano i benefici del pianto per alleviare lo stress.

Il gruppo ha in programma di visitare il Bhutan nuovamente per continuare a diffondere la felicità attraverso il pianto.”

http://www.misna.org/altro/anche-il-pianto-pur-di-essere-felici-16-06-2014-813.html

Il mio corpo che cambia

Quasi tutti gli antidepressivi hanno come inevitabile effetto collaterale quello di farti ingrassare. Nel mio caso non è stato affatto un male: sono passata da 41 a 53 kg. Per la prima volta in vita mia non sono sottopeso. Ad essere sincera non mi è mai importato un granché del mio aspetto fisico, ma per 30 anni tutte le persone che conosco non hanno fatto altro che criticarmi, anzi letteralmente ossessionarmi, perché ero troppo magra. Come se fosse una colpa. Ho avuto una costituzione esile fin da bambina, mi alimentavo normalmente ma non riuscivo ad ingrassare. Aumentare di peso è stato un sollievo, perché ho creduto che finalmente mi avrebbero lasciato in pace. Invece ora qualcuno mi suggerisce di mettermi a dieta, che sono grassa o cavolate del genere. Ma perché nessuno si fa i cazzi propri? Se io vedo una persona sovrappeso non gli dico “mangia meno”, sono affari suoi. Forse anche per questo fatico a ritrovarmi nel mio nuovo corpo. Non fraintendetemi, mi piace tantissimo. E’ vero, ho un accenno di pancetta e un filino di cellulite, ma per il resto ho un bel fisichetto, e un lato B da schianto (anche perché per problemi alla schiena devo fare sempre ginnastica). Il mio nuovo corpo mi piace decisamente di più rispetto a quello scheletrico di prima. Eppure faccio fatica a sentirlo mio, quando mi guardo mi sembra che appartenga ad un’altra persona… Spero sia una cosa passeggera…