Madame Bovary

Ho sempre odiato Madame Bovary. Non il romanzo, la protagonista. Ha un marito buono e fedele, il migliore che si possa immaginare, e lei lo ripaga tradendolo e spendendo tutti i suoi soldi. Ecco il fatto è proprio questo: continuo a disprezzare le persone che, come lei, sono sempre scontente di tutto, ma inizio a capire che non bastano le buone qualità di una persona per poter vivere un matrimonio felice. Conosco tanti bravi ragazzi, uno dei quali ultimamente mi fa una corte pressante, pur conoscendomi poco o niente. Eppure io non riesco ad innamorarmi di lui, la mia parte razionale è consapevole che potrebbe regalarmi una vita tranquilla, che mi vorrebbe bene, che non mi farebbe del male. Io per lui forse riuscirei, dati i suoi pregi, a provare affetto, ma non amore. E l’amore è una cosa della quale non dobbiamo privarci, accontentandoci della mediocrità, perché sarebbe il modo migliore per condannarci da soli ad essere infelici. Non a caso il mio personaggio letterario preferito è Jane Eyre, che rifiuta il matrimonio con il cugino St. John, che le salva la vita, che è giovane, bello e pieno di buone qualità, ma per il quale prova solo un amore fraterno, preferendogli Rochester, che pure ha un cattivo carattere, è più vecchio, e dopo il suicidio della prima moglie è invalido e molto meno ricco di lei.

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