Madame Bovary

Ho sempre odiato Madame Bovary. Non il romanzo, la protagonista. Ha un marito buono e fedele, il migliore che si possa immaginare, e lei lo ripaga tradendolo e spendendo tutti i suoi soldi. Ecco il fatto è proprio questo: continuo a disprezzare le persone che, come lei, sono sempre scontente di tutto, ma inizio a capire che non bastano le buone qualità di una persona per poter vivere un matrimonio felice. Conosco tanti bravi ragazzi, uno dei quali ultimamente mi fa una corte pressante, pur conoscendomi poco o niente. Eppure io non riesco ad innamorarmi di lui, la mia parte razionale è consapevole che potrebbe regalarmi una vita tranquilla, che mi vorrebbe bene, che non mi farebbe del male. Io per lui forse riuscirei, dati i suoi pregi, a provare affetto, ma non amore. E l’amore è una cosa della quale non dobbiamo privarci, accontentandoci della mediocrità, perché sarebbe il modo migliore per condannarci da soli ad essere infelici. Non a caso il mio personaggio letterario preferito è Jane Eyre, che rifiuta il matrimonio con il cugino St. John, che le salva la vita, che è giovane, bello e pieno di buone qualità, ma per il quale prova solo un amore fraterno, preferendogli Rochester, che pure ha un cattivo carattere, è più vecchio, e dopo il suicidio della prima moglie è invalido e molto meno ricco di lei.

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2014-03-24

Sto aspettando che il secondo antipsicotico faccia effetto. Ho un’ansia incredibile, e mi viene da piangere. C’è un ragazzo che mi fa la corte, mi ha chiesto di uscire. Panico. No so di preciso perché, non so se sia la malattia a farmi vivere male tutto o se, anche se faccio fatica ad ammetterlo, i miei problemi sono anche psicologici. Ho diverse ipotesi. La prima è che mi spaventa mettermi in gioco. La seconda è che mi spaventa il cambiamento, se esco con qualcuno e va bene si andranno a rompere degli equilibri, dovrò uscire dalla tranquillità ovattata nella quale mi sono adagiata. D’altra parte con l’ultimo ragazzo con cui sono uscita non era così. Non avevo paura di niente. Sentivo, sbagliandomi visto che poi è andata male, che lui era “quello giusto”. Forse ora inconsciamente già so che questo non è “quello giusto” e penso che non valga la pena neanche di provarci. L’altro mi faceva ridere, mi teneva testa. Questo mi dà sempre ragione, per molti versi siamo uguali, troppo uguali, sembriamo fratelli. Non mi sento attratta da lui, non ho davvero voglia di conoscerlo meglio, è smorto. L’altro mi faceva girare il sangue al contrario, era più uomo, non in senso assoluto, lo era per me. Forse un’altra cosa che non voglio ammettere è che sono ancora innamorata di lui, anche se è passato un anno, anche se lui ha un’altra. Forse sarebbe più facile se questo non fosse così perso per me, mentre io non conoscendolo non provo niente per lui. A parole mi dice “andiamo piano, proviamo a conoscerci e vediamo come va” ma tra le righe percepisco che lui si è già fatto il film di noi due sposati, è sicuro che tutto andrà bene. Però ancora non capisco perché sto così male, alla fine al massimo rischio di annoiarmi quando usciremo, rischio di dover dire a qualcuno che non corrispondo i suoi sentimenti. Non è una cosa così terribile, né per me né per lui. Sopravvivrà. Eppure dire che sono terrorizzata è dire poco, pensare a lui mi fa star male fisicamente. Che casino che sono. Vorrei riuscire a vivere con maggior leggerezza. E di nuovo torna fatale la domanda: è la depressione che mi crea queste paranoie assurde, o sono i miei problemi psicologici/caratteriali che mi hanno portato al male di vivere?

Nelson Mandela

E’ vero, la mia situazione non è delle migliori. So che tutti i disoccupati del mondo mi odieranno, ma in questo momento preferirei non avere un lavoro e poter stare a casa, dandomi da fare, trovando qualcosa che riempia le mie giornate, piuttosto che stare 8 ore in ufficio a non fare niente. La mia malattia ha trovato una valida alleata tra queste maledette quattro mura, perché è davvero deprimente passare giornate intere senza niente da fare. Ma oggi è cambiato qualcosa. Stamattina quando mi sono svegliata ero oppressa dall’angoscia, e ho pensato che alla fine la mia vita assomiglia molto a quella di un carcerato, con l’aggravante che io non ho commesso nessun crimine, quindi se è disumano e ingiusto per loro, tanto di più lo è per me. Non tutti vanno in prigione perché sono delinquenti. Nelson Mandela, per esempio, è stato imprigionato per tanti anni solo per il colore della sua pelle, e perché rivendicava i suoi diritti. Chissà com’erano lunghe le sue giornate in cella di isolamento… Non voglio di certo paragonarmi a lui, ma guardarlo come esempio. Cercherò di tenere la mia mente impegnata, non so ancora come, ma troverò il modo di far trascorrere le ore. Non so ancora se ci riuscirò ma ho deciso di prendere in mano la mia vita e di non viverla passivamente. Quello che ci accade può diventare positivo o negativo in base al modo in cui lo affrontiamo. E io ho deciso di combattere.

Incubo lavoro

Andare a lavorare per me è diventato un’incubo. La mia azienda, come tante, risente del periodo di crisi. Non ho niente da fare. Sono in ufficio tutto il giorno da sola, non posso tenere accesa la radio, il telefono non squilla mai… Le ore non vogliono scorrere, le giornate diventano interminabili… Chi non ha mai provato cosa vuol dire stare tutti i giorni seduto 8 ore senza fare niente potrò pensare che sia una figata, ma è molto più faticoso che lavorare. E questo non fa certo bene alla mia depressione, ho voglia solo di piangere. Arrivo a casa alla sera sfinita, prostrata anche fisicamente. Dovrei fare esercizio fisico, sia per i problemi alla schiena sia perché dicono faccia bene alla depressione, ma sono così stanca che proprio non ci riesco. Dicono che la ginnastica aiuti a produrre endorfine, ma se mi sforzo di farla mi vengono delle crisi di ansia incredibili. Non so più che fare, proprio ora che sembrava avessero trovato una terapia adeguata la mia malattia peggiora per le condizioni in cui sono costretta a trascorrere le giornate. Vorrei stare a casa in ferie, ne ho accumulate tantissime, ma il mio capo non riesce neanche ad andare a pisciare senza di me, se glielo chiedessi mi direbbe di sicuro di no. Ogni volta che passo davanti alla foto sorridente di uno dei miei titolari, che è morto troppo presto, gli chiedo di aiutarmi. Sono disperata, vedo solo buio.

Appello

Ok io sono una di quelle persone che se potessero non prenderebbero mai una pastiglia perché pensano “fa bene per una cosa e fa male per un’altra”. Ed è vero, meno ne prendiamo meglio è. Ma a volte servono. Stamattina ero in crisi nera. E avevo dolori insopportabili alla schiena, che di sicuro non mi facevano bene alla depressione. Quindi ho preso un antipsicotico e un antidolorifico. E ora sto bene. Avrei dovuto farlo prima. Le medicine esistono e possono aiutarci. Un appello a tutti i testoni testardi come me: se stai male curati!

Come incasinarsi la vita da soli

Ieri sono andata a lavorare, verso mezzogiorno non ce la facevo più e sono uscita per andare dal medico (che vista l’ora giustamente non ha potuto ricevermi, quindi devo tornare oggi). Uno dei miei titolari era molto scocciato che io tornassi a casa, con l’altro non sono riuscita a parlare perché era occupato (meno male). Ho mal di schiena, mi fa male davvero, ma non è l’unico motivo per il quale mi sono messa in malattia. Ultmimamente abbiamo poco lavoro e non ce la facevo più a stare 8 ore in ufficio da sola senza fare niente, le giornate non passano mai… Solo che ora mi sento terribilmente in colpa, come se avessi commesso chissà quale crimine. Dopotutto è vero che sto male, ieri sono andata dal fisioterapista e mi confermato che ho problemi alla schiena, e se anche fosse stato solo il fatto di non riuscire a stare in ufficio per l’ansia era comunque un motivo valido per rimanere a casa. Eppure il senso di colpa e l’angoscia mi stanno schiacciando. Mi fanno più male del mal di schiena. Perché sono così stupida da farmi del male da sola? Non posso godermi due giorni di meritato riposo? Perché se dentro di me so che ho ragione, sto male comunque?

Paura

Oggi sono andata in crisi. Il futuro mi spaventa: ho paura dei cambiamenti, paradossalmente ho paura che tutto resti uguale. Ho iniziato a farmi domande, tante domande, troppe domande. Come mai ho così tanta paura? In quanta parte le mie ansie sono frutto della psicosi e quanto invece incide il non aver fiducia in Dio, nel disegno che Lui ha per me? Perché non riesco a fidarmi di Lui, a dirgli di sì? Ho così tanta paura che questa malattia duri per sempre… Eppure ci sono persone che guariscono dalla depressione. Io però non ne conosco nessuna. Magari che ci convivono, ma non che guariscono. E se fosse così anche per me? Sarebbe davvero così spaventoso? Perché questa paura più di altre mi schiaccia? Ho preso un antipsicotico. Lentamente ho iniziato a calmarmi, i miei pensieri si sono fatti più lucidi, il mio terrore meno intenso. Lo psichiatra mi ha dato queste medicine da prendere al bisogno, ma l’associazione di idee “sto male-prendo una pillola-sto bene” mi turba. Temo che mi spinga ad usare le pillole come soluzione, come modo per non affrontare i problemi. E’ più facile prendere una pastiglia che rimanere dentro una situazione difficile. Oggi avrei potuto fare qualcosa di più per venire fuori da sola da questo momento buio? Ho preso l’antipsicotico perché davvero non potevo farne a meno o perché era più semplice? Questi pensieri erano generati dal mio cervello indipendentemente dalla mia volontà o c’è comunque una paura di fondo che non riesco ad affrontare?