2014-02-23

Sono piena di rabbia. Immotivata. Forse. Forse invece è tutto il veleno che sono stata costretta a bere in questi anni che mi fa scrivere queste parole di fuoco. Odio mia madre. E’ così liberatorio avere un posto dove poterlo dire, protetta dall’anonimato. Nessuno saprà mai. E io potrò continuare a fingere. O a tirare a campare. Odio la sua pervasività, è come del catrame nero e appiccicoso che cerca di infiltrarsi in ogni angolo della mia vita. Cerca di controllarmi, vuole sapere quello che io non ho voglia di dirle. Insinua. Sposta. E’ sempre lei il centro del mondo, il centro di tutto. L’unica che sta male. Lei deve essere compatita. Per questo la odio, e odio anche lo psichiatra che ha pensato che io inconsciamente sia contenta della mia malattia perché mi lega a lei. E’ lei la colpevole, invece. Lei che mi costringe a lottare contro questo mostro oscuro e gigantesco e spaventoso. Lei che non mi ha mai ascoltata in tutta la mia vita. Che non mi ha dato nemmeno una minima parte delle attenzioni delle quali avevo bisogno. Che mi ha contagiata, che mi ha distrutta. Ci sono momenti, come adesso, nei quali vorrei ucciderla, strangolarla con le mie stesse mani, cancellarne l’esistenza. Senza un motivo particolare e per mille motivi particolari che assieme riaffiorano dal mio passato soffocando invece me, con questo nodo alla gola. Non meritavo tutto questo male, nessuno lo merita. E’ colpa sua se ora sto così. Lei così diversa da me. Lei contenta quando io sto male per potersi sentire utile, appagata, e ancora una volta compatita. Quando sto male finge di soffrire ma so che è felice, felice di poter dire che soffre a causa mia e di potersi far compatire per questo. Io costretta a nascondere il mio dolore per non regalarle questa felicità che mi distrugge. Non poter mai esprimere i miei sentimenti. Mi ha sempre costretta a mentire, a fingere. Minacciandomi, ferendomi, con la faccia stravolta dalla rabbia tanto da sembrare un demonio. Tanto che ora non riesco a piangere. Sarebbe un conforto poter sfogare questo mio dolore in calde lacrime lunghe che scivolando sul mio viso e sul mio collo farebbero uscire dal mio corpo un po’ di questo veleno. E invece i miei occhi sono asciutti. Mi ha costretta talmente tante volte a fingere che ora non sono più in grado di esprimere le mie vere emozioni. Ingoio tutto. Soffoco tutto. E poi somatizzo, con il mio corpo che mi costringe a rivelarmi. E allora odio anche lui e gli faccio del male, e anche lui vorrei cancellare e uccidere.

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