Psichiatra n. 2 – parte 2

Dopo aver pianto tutta la mattina, non sapendo più cosa fare, ho chiamato lo psichiatra. Mi seccava farlo perché non volevo disturbare, poi ho pensato “Minchia ieri sera gli ho sganciato 70 euri, anche se lo disturbo chi se ne fotte”. E ho fatto bene. Ho fatto la premessa che stavo male e avevo bisogno di sfogarmi con qualcuno, e non sapendo con chi farlo avevo chiamato lui. E’ stato gentile, ha detto che ho fatto bene, ma ha anche cercato di capire il perché di questo peggioramento improvviso del mio umore, mettendosi in parte anche in discussione: se avevo iniziato a stare così male dopo essere stata da lui doveva essere successo qualcosa durante la visita. Sono stata sincera, gli ho detto che non mi sono sentita capita, e nemmeno creduta fino in fondo. Io non dico di non essere tendenzialmente ansiosa, o che non serva andare dallo psicologo, sono profondamente convinta che ci dovrebbero andare tutti perché ognuno di noi si porta un fardello fatto di piccoli traumi non superati, o schemi mentali che ci imbrigliano, ma nel mio caso il problema non era solo questo. E lo dimostrava il fatto che appena cambiato per la prima volta gli antidepressivi le crisi di ansia erano diminuite tantissimo, quindi il problema più che essere il mio carattere erano i farmaci. Gli ho confidato che ci ero rimasta davvero male che lui avesse invece puntato tutto sul lato psicologico, perché non era vero, e che in passato altre volte mi era successo di stare male di sentirmi rispondere da altri medici “sei solo ansiosa” e poi saltava fuori che era qualcos’altro. Perfino l’oculista quando ero bambina diceva che non ero miope, era solo una mia fissazione. E mi mancano quasi 8 diottrie. Mi è capitato talmente tante volte che è una ferita aperta, e che basta davvero un niente per farla sanguinare. Credo che abbia capito almeno in parte il mio stato d’animo, in ogni caso sfogarmi mi ha fatto bene. Mi ha chiesto se avevo bisogno di aumentare i tranquillanti per riuscire a superare la giornata. Ho detto di no, che non mi sentivo ansiosa ma solo profondamente triste. Ha detto che se il giorno successivo stavo ancora male potevo tornare da lui, e che in ogni caso loro sono lì anche per ascoltarmi quando sto male, non solo per le visite. Un po’ alla volta la crisi è passata. Ammetto di essere fortunata, perché se da un lato ho i miei titolari e un paio di colleghi dell’ufficio che si comportano da veri stronzi con me, in compenso gli operai mi vogliono un sacco di bene, e un paio di loro accorgendosi che ero giù hanno cercato di farmi tornare il sorriso.

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