2014-02-25

Sto passando un periodo veramente brutto. La parte peggiore è la sera, quando devo andare a dormire. Mi viene voglia di urlare ma non posso. Vorrei piangere ma non riesco. Cerco di resistere, sperando che il peggioramento sia dovuto alla fase premestruale, e che passi fra qualche giorno. Ma non ho voglia di resistere, non ho voglia di combattere. Vorrei morire. E’ triste ma è così. Combattere per cosa, per chi? La vita fa schifo. Non la mia in particolare, tutta in generale. Davvero non capisco se chi dice che la vita è bella ci creda davvero, se stia solo cercando di autoconvincersi, se sia un ipocrita che vuole far vedere che è meglio di me e di chi la pensa come me. Ieri sera non sapevo più cosa fare, stavo malissimo, e come sempre ho iniziato a farmi del male. Graffi profondi sulle braccia. Non riuscivo a calmarmi, non nriuscivo a ragionare. Gli unici pensieri che mi venivano in mente erano diversi modi in cui farla finita. Ho aperto la portafinestra e sono uscita in terrazza, scalza, con addosso soltanto un pigiama di cotone leggero. Prima ancora del freddo pungente ho sentito il bruciore alle braccia per le escoriazioni che mi ero procurata. Avrei voluto tanto che facesse più freddo, abbastanza da farmi addormentare per non risvegliarmi. E invece non lo sentivo nemmeno. Stavo così male che non sentivo niente. Dopo non so quanto tempo questa aria fredda ha iniziato ad entrarmi dentro, purificandomi e calmandomi un poco. Sono tornata a letto e ho dormito. Stamattina facendo la doccia ho visto i segni che la sera di disperazione aveva lasciato sulle mie braccia. Sulla pelle candida e sottile lunghe strisce rosso vivo. Durante il giorno è facile tenerle nascoste con addosso il maglione, ma stasera in palestra dovrò indossare le maniche corte. Spero che nessuno le noti, che nessuno mi chieda. Uno dei colleghi stronzi stamattina mi ha trattata come una deficente, come al suo solito. E’ uno di quei poveretti che per sentirsi intelligenti devono trattare di merda gli altri perché in realtà non sono nessuno e inconsciamente lo sanno, si sentono minacciati da chiunque possa rendere palese questa loro inadeguatezza. Ora sono sfinita.

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2014-02-23

Sono piena di rabbia. Immotivata. Forse. Forse invece è tutto il veleno che sono stata costretta a bere in questi anni che mi fa scrivere queste parole di fuoco. Odio mia madre. E’ così liberatorio avere un posto dove poterlo dire, protetta dall’anonimato. Nessuno saprà mai. E io potrò continuare a fingere. O a tirare a campare. Odio la sua pervasività, è come del catrame nero e appiccicoso che cerca di infiltrarsi in ogni angolo della mia vita. Cerca di controllarmi, vuole sapere quello che io non ho voglia di dirle. Insinua. Sposta. E’ sempre lei il centro del mondo, il centro di tutto. L’unica che sta male. Lei deve essere compatita. Per questo la odio, e odio anche lo psichiatra che ha pensato che io inconsciamente sia contenta della mia malattia perché mi lega a lei. E’ lei la colpevole, invece. Lei che mi costringe a lottare contro questo mostro oscuro e gigantesco e spaventoso. Lei che non mi ha mai ascoltata in tutta la mia vita. Che non mi ha dato nemmeno una minima parte delle attenzioni delle quali avevo bisogno. Che mi ha contagiata, che mi ha distrutta. Ci sono momenti, come adesso, nei quali vorrei ucciderla, strangolarla con le mie stesse mani, cancellarne l’esistenza. Senza un motivo particolare e per mille motivi particolari che assieme riaffiorano dal mio passato soffocando invece me, con questo nodo alla gola. Non meritavo tutto questo male, nessuno lo merita. E’ colpa sua se ora sto così. Lei così diversa da me. Lei contenta quando io sto male per potersi sentire utile, appagata, e ancora una volta compatita. Quando sto male finge di soffrire ma so che è felice, felice di poter dire che soffre a causa mia e di potersi far compatire per questo. Io costretta a nascondere il mio dolore per non regalarle questa felicità che mi distrugge. Non poter mai esprimere i miei sentimenti. Mi ha sempre costretta a mentire, a fingere. Minacciandomi, ferendomi, con la faccia stravolta dalla rabbia tanto da sembrare un demonio. Tanto che ora non riesco a piangere. Sarebbe un conforto poter sfogare questo mio dolore in calde lacrime lunghe che scivolando sul mio viso e sul mio collo farebbero uscire dal mio corpo un po’ di questo veleno. E invece i miei occhi sono asciutti. Mi ha costretta talmente tante volte a fingere che ora non sono più in grado di esprimere le mie vere emozioni. Ingoio tutto. Soffoco tutto. E poi somatizzo, con il mio corpo che mi costringe a rivelarmi. E allora odio anche lui e gli faccio del male, e anche lui vorrei cancellare e uccidere.

Sono una ragazza fortunata

So che queste cose non bisognerebbe dirle perché portano sfiga, ma so anche che troppo spesso dimentico le cose belle. Quando avrò la prossima crisi questo post mi servirà a ricordarmi quanto sono fortunata. Dopo l’ultimo, ennesimo, cambio di terapia sembra che la depressione e l’ansia siano migliorate. Finalmente, dopo undici mesi sembra che queste medicine non mi diano troppi effetti collaterali. Il fatto che le medicine mi abbiano tolto dalla testa i brutti pensieri, la voglia di farmi del male, mi dà ragione quando dico che tutte le psicostronzate che mi hanno propinato la scorsa settimana potevano non corrispondere del tutto alla mia situazione, è evidente che il mio problema non sia solo psicologico ma anche fisico. Ma non importa, ormai è passata. E poi la scorsa settimana, quando sono stata malissimo sia emotivamente che fisicamente i miei fratelli, che di solito fanno fatica ad esprimere a parole il loro affetto per me e in generale le loro emozioni, mi sono stati molto vicini, una telefonata, un messaggio, una breve e-mail, piccole cose che fanno un’enorme differenza… Lo stesso hanno fatto gli amici, quelli più stretti, quei pochi che sanno. Oggi sono uscita con uno di loro e con la sua fidanzata, e dato che quando usciamo c’è ovviamente e giustamente sempre anche lei, ho deciso di confidarle che sono malata di depressione, per poter essere libera di parlare con lui. La conosco poco, ma è una ragazza dolcissima e ho deciso di fidarmi. Prima di tutto è rimasta a dir poco stupefatta di quello che le ho raccontato, non si era accorta di niente (come tutti del resto, dopo anni impari a fingere bene). E’ stata in assoluto la prima persona che ha reagito in un certo senso positivamente alla mia confidenza: ha detto che mi ammira tanto, che sono brava, che di sicuro non è facile sforzarsi sempre di essere così allegra nonostante la malattia, che sono coraggiosa, e un sacco di altre cose carine… Carine ma sostanzialmente vere, non dette tanto per dire. Mi ha fatto bene. Ho sempre considerato questo amico come un fratello, e oggi ho trovato nella sua futura sposa una nuova sorella. Mi sono sentita fortunata. E me ne sono resa conto con ancora maggior chiarezza quando, salutandomi, con una semplicità disarmante, mi hanno chiesto se voglio essere la loro testimone di nozze. Ho pianto di gioia. A loro non importa della mia malattia, dei miei limiti, mi accettano e mi amano così come sono, vogliono che sia la persona più importante nel giorno più importante della loro vita. La maggior parte delle persone che soffre di depressione viene abbandonata da tutti. Io sono davvero davvero davvero fortunata. Non devo dimenticarlo mai. Per questo l’ho scritto, perché questa maledetta malattia la prossima volta che prova a schiacciarmi trovi tra me e lei questo muro di cemento armato, costruito dall’amore dei miei amici.

Altra riflessione dello psichiatra n. 2

Un’altra cosa sulla quale mi ha chiesto di riflettere lo psichiatra n. 2 è che magari inconsciamente io non voglio guarire. Ci ho pensato, non posso esserne sicura ma penso che su questo punto si sbagli. Prima che iniziassi a curarmi un amico sacerdote mi aveva fatto notare come Gesù, prima di compiere una guarigione, quasi sempre chieda al malato se vuole guarire. In effetti anche per me una volta era così, sembra stupido ma con il senno di poi mi rendo conto che mi sentivo “in diritto” di essere depressa, perché mi erano successe un sacco di cose brutte e un sacco di persone mi avevano fatto del male, e guarire mi sembrava come negare quel male che avevo sofferto, come costringermi a perdonare persone che invece avrei voluto picchiare con una mazza da baseball. Ora credo che il problema, più che non voler guarire, sia che non voglio curarmi. Sempre inconsciamente ovviamente, e quindi non ho la certezza che sia così. Ma sono così stanca di dottori, visite, medicine… Soprattutto di queste ultime, prendo una serie infinita di farmaci che fanno più male che bene… Vorrei che la mia malattia sparisse da sola, puf, come d’incanto, senza più ingoiare nemmeno una pillola. Perché la depressione mi mette in testa idee che non sono mie. Io non sono così, e questa maledetta a volte invece pretende di pensare, parlare, agire per me. La odio. ODIOLADEPRESSIONE.

Mens sana in corpore sano

Come raccontavo nel post precedente, secondo lo psichiatra n. 2 il mio malessere è dovuto esclusivamente alla somatizzazione dell’ansia e della depressione: magari inconsciamente io voglio manifestare la mia malattia e il mio disagio. Ci ho riflettuto e potrebbe essere, in effetti è sfibrante fingere sempre e comunque di stare bene, mentire continuamente perché a parte pochi amici nessuno sa che ho questa malattia, e non voglio nemmeno che lo sappiano, troppi pregiudizi. E poi non riesco a sfogarmi, tengo tutto dentro. A parte rari casi non riesco nemmeno a piangere. Soffoco tutto e mi costringo a questa specie di schizofrenia nella quale appaio calma e felice e invece vorrei morire. Ho provato a parlarne con lo psicologo ma è una vera schiappa, continuo ad andare da lui solo perché è gratis (lavora al centro di salute mentale dell’ospedale) e perché lo psichiatra e il medico di base non fanno altro che raccomandarsi che io sia supportata anche da questo punto di vista.

Però se è vero che un disagio psicologico porta anche a dei sintomi fisici, io sono profondamente convinta sia vero anche il contrario: se sto male fisicamente questo incide negativamente sul mio umore, e inevitabilmente anche sull’ansia e sulla depressione. E questo vale solo per me, ma per tutti. Corpo e mente si influenzano a vicenda. La medicina tradizionale cinese si basa su questo, e anche l’antico proverbio che ho citato nel titolo. E invece secondo i medici no: se soffri di ansia qualsiasi altra malattia tu abbia è solo una tua invenzione, una suggestione, un’amplificazione creata dal tuo cervello. Cazzate. Solo dei cialtroni possono pensarla così. E purtroppo sono il 99,999999% dei medici.

Il mio piccolo posto sicuro

Questo spazio è il mio piccolo posto sicuro. Da venerdì sto davvero male, vertigini, nausea, sudori freddi alternati a caldo soffocante, tremori fortissimi, debolezza… Mi sento tanto come l’immagine che non a caso ho scelto per il mio blog: un piccolo fiore sotto una pioggia torrenziale. Oggi mi sono decisa ad andare dal medico di base e appena entrata in sala d’aspetto ho avuto un piccolo mancamento, ma non ho perso conoscenza. Ovviamente mi hanno fatto entrare subito passando avanti a chi aveva l’appuntamento, ci sono rimasta un po’ male di come mi ha trattata il medico perché senza nemmeno ascoltarmi ha detto che era solo ansia. Mi ha fatto un’iniezione di un farmaco contro le vertigini e la nausea e un’impegnativa per una visita psichiatrica urgente. Lo  psichiatra n. 2 mi ha ascoltata con più attenzione, mi ha cambiato di nuovo alcuni farmaci, e di altri solo la dose, mi ha detto cose che non sono sicura di aver capito, altre che ho capito ma con le quali non sono completamente d’accordo, altre ancora che mi hanno messo in discussione: forse sono vere e io non voglio ammetterlo, nemmeno con me stessa. Per questo considero questo il mio piccolo posto sicuro, qui nessuno mi conosce, posso dire quello che voglio senza paura di essere criticata (ho impostato il blog in modo da non ricevere commenti), posso essere sincera, anche con me stessa. Sembra banale e facile ma non lo è, mentiamo continuamente, anche e soprattutto a noi stessi. Spero sia terapeutico.